lunedì 24 ottobre 2016

Diario anonimo da Caporetto - Ritirata del 25 Ottobre 1917

In tutti gli articoli di questo Blog abbiamo sempre raccontato la storia di uomini in armi partendo da un piccolo spunto quale una cartolina od una medaglia, e questo ci ha sempre permesso di raccontare la vita e i trascorsi militari di uomini con un nome ed un cognome.

In questo caso la cosa non sarà possibile perchè lo scritto che segue è giunto a noi in forma totalmente anonima e dal testo si riesce solo a desumere che fosse un telefonista appartenente al 2° Corpo d'Armata e che, all'inizio dell'offensiva, si trovava sul margine dell'altopiano della Bainsizza.
Il non poter dare un nome a questo soldato ignoto è un peccato, in quanto può essere l'unica testimonianza giunta a noi della vita di questo soldato, però può anche essere considerata come la voce di quei migliaia di soldati che in quei tristi giorni della fine di ottobre del '17 si trovarono in mezzo ad un evento storico che ebbe un impatto sull'intero fronte e che, nonostante una situazione sempre più incerta, non si dettero per vinti ma continuarono a marciare in mezzo al fango ed alla pioggia.

Nota iniziale: il memoriale è composto da una 20ina di pagine scritte fronte/retro in matita copiativa. Il testo è stato trascritto integralmente conservando eventuali errori grammaticali.

Ritirata del 25 Ottobre 1917 
Altopiano Bainsizza 

La prima pagina del manoscritto

20 - Generale Cappello com.te 2° Armata va a riposo per malattia. Montuosi (com.te 2° C.A.) assume interinalmente com.do 2° Armata. Albricci comando 2° C.A. 

21 – Le voci che prima circolavano riguardo all’offensiva austriaca vanno prendendo consistenza. Da comunicazioni telefoniche date ad ufficiali superiori (frase illeggibile) intercettare e che si attende per questa notte l’attacco. Abbiamo ricevuto l’ordine di tagliare le linee in caso di ripiegamento 

22 – 23 – Gli austriaci sparano con più frequenza su q. 800, su Bate, Ravne, Ielenik. La maggior parte delle batterie piazzate sul Bainsizza vengono ritirate. 

24 – Comincia il vero bombardamento. Sulla nostra sinistra (verso Tolmino) è un rombo continuo, un frastuono infernale. Anche la conca di Ravne – Bate – Sveto è tenuta sotto intenso fuoco, e i nodi stradali sono battuti violentemente. Nelle prime ore del mattino si è assistito ad un brillante combattimento aereo avvenuto sul cielo di Bainsizza. Un nostro caccia abbatte in pochi minuti due aeroplani nemici, uno tedesco che va a cadere nella conca di Gargaro, l’altro austriaco cade incendiandosi sulle nostre linee dell’Osso di Morto. La giornata corre lunga e piena di ansie, notizie contraddittorie si succedono con insistenza; io sono di servizio al centralino dalle 6 di sera alla mezzanotte e dalle innumerevoli comunicazioni che do agli ufficiali desumo che siamo in ballo e qual ballo. Stante il grande lavoro mi è quasi impossibile ascoltare gli ordini e i contr’ordini che telefonicamente vengono dati; qualche mezza frase, null’altro. Finalmente viene mezzanotte, e mentre m’accingo ad andare nella mia tana per riposare giunge il tenente che mi da ordine di svegliare i guardafili e dir loro che si tengano pronti ad ogni evento. 

L'altopiano della Bainsizza - Tratta dall'Enciclopedia Militare
25 – La notte è trascorsa senza inconvenienti. Al mattino il cannoneggiamento aumenta ancora. Alcune batterie di piccolo calibro della 10° divisione piazzate sul cucuzzolo dello Ielenik sparano continuamente, senza perdere un secondo, gli austriaci cercano farle tacere scaraventandole sopra gran numero di 305. Il cucuzzolo è ricoperto di fumo grigiastro, ma il colpo secco dei 75 in partenza si ode sempre, i piccoli cagnolini abbaiano furiosamente, s’ode qualche momento di rilassamento che ci fa stare in apprensione, ma una nuova scarica ugualmente furiosa ci fa conoscere che i prodi artiglieri son sempre al loro posto. Verso mezzogiorno giunge notizia che il 229° fanteria ha ripiegato nelle linee del 21° il quale regge il colpo e ricaccia gli austriaci. Le ore sono eterne. Verso le 19 giunge l’ordine di ripiegare. Io mi trovo nella baracchetta dei guardiafili, si bevono gli ultimi due fiaschetti di vino, si prepara lo zaino e si parte. Il cielo s’è già fatto oscuro, una pallidissima luna ci rischiara e ci aiuta a scendere la ripida e scomoda mulattiera di q.800. A metà strada circa, una granata scoppia davanti al mulo sul quale ho caricato lo zaino, ferisce il conducente, e lo zaino si slega e va smarrito. Non c’è tempo da perdere, e si cammina di buon passo sino alla caverna di Ravne. Qui prendo un caffè che un mio caro compagno mi porge, e dopo una breve tappa si riparte in cerca della 67° divisione che dicono essersi spostata nel vallone del Rohot. Non sto a raccontare tutte le peripezie della notte; avanti, indietro, sali e scendi, finalmente verso le 3 del mattino del 26 si ha il piacere di trovare il comando della divisione presso la quale dovevamo prestare servizio, in una località chiamata Gabric. Qui ci preparano una buona tazza di caffè che abbiamo avuto l’avvertenza di portarci dietro e si aspetta che spunti l’alba di uno dei più terribili giorno ch’io abbia corso. 

26 – E’ appena chiaro, il tenente chiama i guardafili a raccolta e da gli ordini per lo stendimento di alcune linee che debbono collegare la divisione col 2° C.A. Uno dei guardafili (un buon ragazzo del 98) si sente poco bene ed io mi offro volontario per sostituirlo e si parte con 4 o 5 rotoli di filo volante. Ad un certo punto vediamo sul M. Cavallo (1) a breve distanza da noi, un accorrere furioso di soldati, non si può distinguere se sono italiani od austriaci, ma noi nella convinzione che il nemico sia ancora distante si procede tranquilli. Siamo quasi al termine del nostro compito quando cominciano a fischiarci vicinissime le prime pallottole di fucile. Non c’è più da dubitare, gli austriaci ci sono addosso. Colla maggior calma possibile si termina il lavoro e si fa ritorno al comando. Qua regna una confusione indescrivibile. Anche gli ufficiali sono pallidi pallidi, e il fragor della mitraglia va man mano aumentando ed avvicinandosi. Quattro pezzi da 75 piazzati a poche decine di metri da noi sparano continuamente a zero assordandoci terribilmente, e ogni tanto si sente nelle orecchie il miagolio caratteristico delle pallottole da fucile. Si ode pure il sibilo dei proiettili nemici che vanno a cadere ad alcune centinaia di metri sollevando nembi di polvere e sassi. Il momento è sempre più critico, e aggrava ancora la situazione la mancanza di notizie. Sono le otto quando il tenente Terranova che comanda la nostra stazione giunge agitatissimo col generale Baronis (2). Qualche cosa di grave dev’essere successo, infatti rivolto al C.S.M. pronuncia le parole “Debbo sempre far tutto io, io debbo essere da tutte le parti, se non prendevo io il comando d’un battaglione e non lo conducevo all’assalto a quest’ora tutta la divisione col comando sarebbe in mano al nemico”. Poi voltatosi e visti tutti noi in attesa di ordini urla “ Cosa ci fate ancora voi qui? C’è tempo una decina di minuti, staccate gli apparati, lasciate la vostra roba, e portate in salvo tutto il materiale che vi è possibile”. Noi non attendiamo altro, si prendono gli apparati e via di corsa, per una mulattiera ripidissima ove il fango ci arriva a metà gamba. Scendiamo il vallone del Rohot, e per la selletta di Palievo arriviamo sulla strada che da Globna conduce a Plava. Qui la confusone è indescrivibile, carri, cannoni, carrette, colonne di truppe interminabili, lungo la strada cavalli morti, camion rovesciati,e non è che dopo grande fatica che possiamo attraversare il ponte sull’Isonzo che conduce a Plava. Sono le 13. Areoplani nemici indisturbati volano a bassa quota e ci stupisce il fatto che non venga lanciata nemmeno una bomba, benché le strade siamo tutte gremite di soldati e di carriaggi. Il pericolo di rimanere in mano al nemico è per ora scongiurato e ci fermiamo un momento a sbocconcellare un pezzo di galletta trovato lungo la strada. Verso le 13:30 imbocchiamo la mulattiera del Grune e alle 15:30 arriviamo a Verovlje.. Credevamo che la nostra linea di difesa fosse il Corrada – Planina – Sabotino e Verovlje. Ci ritenevamo quindi fuori pericolo, ma la confusione era troppo grande per renderci completamente tranquilli. Lunghe colonne di camions, trattrici, carri e salmerie di reggimenti non appartenenti al 2°C.A., passavano provenienti da Liga. Domandata la causa di tutto questo trambusto, ci viene riferito che gli austriaci avevano varcato l’Isonzo a Cambresco e che stavano per scendere la valle dello Iudrio. Non c’era da perder molto tempo, stanchi, affamati, riprendiamo la nostra strada ed arriviamo verso le 18 a Medana sede della nostra compagnia. Si mangia un boccone e ci buttiamo a dormire, tranquilli, nella certezza che le ns. peripezie fossero terminate. 

27 – Verso mezzogiorno giunge l’ordine di continuare la ritirata. La compagnia dispone che parta prima uno scaglione di 100 uomini per recarsi a Zugliano, paesetto vicino a Udine, dove il 2° C.A. va temporaneamente a risiedere. Io appartengo a questo 1° reparto e verso le 13 si parte. Dopo una diecina di Km io e Raimondo (un caro compagno dal quale non mi son più separato durante tutto il viaggio) siamo costretti a fermarci causa la grande stanchezza, causata dalla marcia forzata del giorno prima. Mentre stavamo sbocconcellando due mele comprate da una donna, giunge il ciclista del reparto e ci avvisa che i nostri compagni sono saliti su delle trattrici che debbono recarsi ad Udine e che non sono a molta distanza. Ci facciamo coraggio e di buon passo raggiungiamo la colonna e montiamo contenti di risparmiare tanta strada a piedi. Intanto il tempo si oscura e comincia a cadere una pioggerella fine fine. Per colmo di sventura Raimondi non ha la mantellina, ci copriamo tutti e due colla mia e finiamo per bagnarci tutti e due sino alla midolla delle ossa. S’è fatto notte, Cormons brucia, si vedono delle fiammate terribili, il cielo è tutto rosso. Anche dalla parte dei monti si notano immense vampate che hanno la durata di 10 – 12 secondi e non abbiamo potuto dedurre da che causate. Gli ospedaletti numerosi che si trovano lungo la strada che noi percorriamo, hanno avuto l’ordina di sgombrare immediatamente, i malati ed i feriti sono sparsi per le strade, vestiti in tela, colla berretta bianca in capo, ed è una scena veramente straziante il vedere i feriti alle gambe trascinarsi a stento appoggiati agli altri febbricitanti; non si ode che lamenti, ed intanto l’acqua continua a cadere fitta, incessante, rendendo più lugubre la scena già fin troppo commovente.Verso le 23 arriviamo a Udine e ci rechiamo allo scalo merci coll’intenzione di passar li la notte. Non posso descrivere quel che qui si vede. Le strade sono ingombre di carriaggi, soldati, donne, uomini, bambini, chi piange, chi urla, chi bestemmia, pare il finimondo. Io e Raimondi andiamo in cerca di qualcosa da mangiare e lo troviamo in una bottega di fruttivendola; ci riempiamo le tasche di pere e mele magnifiche e ci accingiamo a far ritorno. Mentre passiamo davanti alla stazione, internamente si ode un colpo di fucile. Si sta ragionando sulle cause che eventualmente possono aver causato quel colpo, quando tutta la turba che si trova in stazione si rovescia sulla strada mandando strilli e urla “I tedeschi! I tedeschi!”. Noi ci tiriamo da parte per non venire investiti da quella turba, quando un reparto di artiglieri a cavallo viene alla nostra volta a carica furiosa ed investe e calpesta quanti disgraziatamente si trovano sul loro passaggio. L’urlo aumenta ancora, non si capisce più nulla e noi ci ritiriamo stanchi di osservare tante nefandezze. Allo scalo delle merci non ci riteniamo al sicuro, e dato che dobbiamo recarci a Zugliano dove risiede il 2° corpo col nostro reparto, crediamo opportuno lasciar Udine e metterci in marcia per tale destinazione. Sono quasi le tre e l’acqua continua a venire come Dio la manda. Si cammina un oretta circa, poi, vista una casa, stanchi morti entriamo. Un vecchietto, al nostro rumore s’alza, si accende un po’ di fuoco, ci prepariamo una tazzina di caffè ed intanto abbiamo fatto venire le sei. Ci rimettiamo in marcia. Lungo la strada incontriamo alcuni borghesi che fuggono, e noi ci mettiamo dietro e verso le 7 ½ giungiamo a Zugliano. Qui la confusione ha già raggiunto l’apice, la strada è ingombra di carri tirati da cavalli, muli, asini, vacche, buoi; maiali che grugniscono, galline che starnazzano, bimbi che urlano, donne che piangono, è tutto quel che si vede e si sente. C’informiamo presso due carabinieri nel luogo ove trovarsi il Com.do del 2° C. A. e ci viene riferito che è partito al mattino di buon tempo. Non ci rimane altro a fare, seguiamo la colonna interminabile per non rimanere in mano al nemico. Non dimenticherò mai la scena straziante che ebbi la disgrazia di osservare durante la marcia di quell’interminabile giorno. Una donna, con un bambinello in braccio, camminava avanti a me, e procurava tenersi dietro ai carri per ripararsi alla meglio dalla pioggia che un vento terribile sbatteva sulla faccia. Ad un tratto manda un urlo terribile, il bambino che teneva in braccio era morto. Mai come allora, davanti a tale dolore, maledì la guerra, avrei voluto anch’io piangere, e tutte la mie sventure mi parvero ben meschine davanti a quella, grande, incommensurabile. Mai, come in quel momento, ricordai la mia buona mamma, la vidi inginocchiata nella preghiere al ns. Dio per la mia salvezza, pensai al dolore della sua incertezza e piansi, si piansi. Ci rimettemmo in marcia, lungo i fossi, era un disastro; cavalli morti; cannoni e carrette rovesciate, zaini, fucili; la vera rovina. Giungiamo davanti ad un Angar in fiamme, quei bei apparati, che tante volte avevano visto nel puro orizzonte il nemico, crepitavano, inzuppati di benzina e di petrolio. Tutta desolazione, tutta rovina e, questi spettacoli, ci seguiranno fino a Treviso. Finalmente verso sera si giunge a Codroipo affamati come belve, e senza un pezzo di pane. La fortuna ci è benignia, e possiamo trovare un po’ di pane che divoriamo in un secondo. Calmati così gli stiracchiamenti dello stomaco, accendiamo un po’ di fuoco sotto una tettoia, e li attendiamo che passiamo un po’ d’ore mentre ci riposiamo un po’ e all’ingrosso ci facciamo asciugare. Verso le una si riparte e trovata una cascina, andiamo sul fienile e ci addormentiamo. Che ristoro, un letto di piume non ci avrebbe procurata tanta gioia. Sono le cinque del giorno 29 quando ci svegliamo, e ci rimettiamo in marcia, sempre sotto la pioggia. Verso le otto attraversiamo il Tagliamento ed alle 10 siamo a Casarsa. Il cielo si è fatto limpido ed il sole tanto invocato spunta finalmente. Alla stazione troviamo un vagone di seconda libero e vi montiamo sopra. Dopo alcuni istanti monta sullo stesso scompartimento una famiglia composta dal padre, la madre, 2 giovanette e due ragazzi. Sono profughi di Udine e si recano a Venezia. Anche loro piangono sulla disgrazie comuni, e ci raccontano i loro fatti. Verso le undici due aeroplani nemici vengono a volare sopra la stazione, e lasciano cadere alcune bombe. Una viene a scoppiare proprio sul binario vuoto accanto a noi, in direzione del nostro scompartimento. Vi lascio immaginare la paura di quella famiglia! La mamma specialmente. Dovetti adoperare tutta la mia politica per farla alzare da sotto il seggiolino dove s’era rannicchiata per ripararsi. Dopo una mezz’oretta parte finalmente il treno che deve condurci a Pordenone. Ma le fermate son troppo frequenti, dopo un paio d’ore scendiamo e preferiamo proseguire a piedi. Alla sera giungiamo a Pordenone. Durante il tragitto fatto in treno abbiamo potuto rubare un bel pezzo di carne da un carro merci, e trovata una casa lo facciamo cuocere e lo mangiamo col più grande appetito innaffiandolo con del buon vinello. La signora che ci ha ospitati è tanto gentile che ci permette di dormire in cucina, e mezzo brilli ci allunghiamo sotto il tavolo e dopo poco si russa come ghiri. 

30 – La signora viene a svegliarci che son quasi le sette, mangiamo una buona colazione, e dopo i dovuti ringraziamenti si riparte. Il cielo s‘è fatto cupo cupo e l’acqua ricomincia a cadere. Sulla via incontriamo altri compagni della 6° comp.a i quali ci riferiscono che il posto di concentramento è a Treviso, ci rechiamo alla stazione e montiamo sul primo treno che capita. Che giornataccia, e che fame!! Alla notte giungiamo a Treviso e siccome non sappiamo dove andare ci mettiamo a dormire sopra il vagone. 

31 – Gli stiracchiamenti dello stomaco ci svegliano di buon mattino ed usciamo in cerca di qualcosa da mangiare. 

In un foglio a parte è riportato anche il resto del viaggio con la cronologia delle diverse tappe e alcuni ricordi:

27- Medana – Cormons – Udine 
28 – Udine – Codroipo 
29 – Codroipo – Casarsa – Pordenone 
30 – Pordenone – Treviso 
31 - Dosson (sino al 3) 
3 – Ore 9 patate crude. Ufficiale fant. parla di cannoni per sedare la ns. fame. Ore 16 lasciato Dosson. Notte terribile…. 
4 – Noale – Dolo 
5 – Dolo – Ponte S.Nicolò 6 – S.Nicolò – Monselice – notte a Monselice 
7 – Monselice – Sanguinetto 
8 – Salizzole 
15 – Ore 9.30 partenza da Salizzole. Notte in vista di Mantova 
16 – ore 8 in vista di Mantova. Giro immenso attorno alla città – Fango – ore 12.30 – Tappa oltre Mantova – notte a 7/8 chilometri oltre Borgoforte 
17 – fame – freddo – Luzzara – primo rancio ore 13.30 – notte 1/2 Km oltre Gustalla –vino - uva 
18 – arrivo a Poviglio ore 13 – rancio ore 16:23 – partiti da Poviglio – notte a Guastalla 
24 – messe tende a Guastalla – notte tenda a Guastalla 
25 – ore 3 sveglia – partenza ore 11 – notte Padova Campo marte in treno 
26 – ore 8 partenza

A Cura di Arturo E. A.

Note:
1) Kobilek
2) Si tratta del maggior generale cav. Luigi Baronis, comandante della 67° Divisione dal 15 luglio al 14 novembre 1917. Per la condotta in quei giorni fu decorati di Medaglia d'Argento al valor militare con la seguente motivazione: "Comandante di una divisione, colle sagge disposizioni prese, con l'esempio costante da lui dato, di fermezza coraggio e spirito di sacrificio, provvedendo anche personalmente e con grande sprezzo del pericolo, all'esecuzione tempestiva, di atti offensivi, riusciva, superando gravi difficoltà di ogni genere, ed in situazione assai critica, a tenere in rispetto il nemico, rallentandone l'avanzata ed a condurre pari tempo in salvo, la propria divisione - Bainsizza- Piave Maserada, 24 ottobre - 9 novembre 1917"

Bibliografia:
- Annuario degli Ufficiali del Regio Esercito - Anno 1910, Poligrafico dello Stato
- Enciclopedia Militare, Volume 2 - Istituto editoriale scientifico S.A.  1927 - 1933
 - Riassunti Storici dei Corpi e Comandi nella guerra 1915 - 1918 , Roma - Libreria dello Stato.
-   Sito internet dell'Istituto del Nastro Azzurro ttp://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/
- "1914-1918 Storia della Grande Guerra sul fronte Italiano" di Gianni Pieropan

martedì 11 ottobre 2016

11 ottobre 1916 - 11 ottobre 2016: Sedulio Brazzini, un eroe tra tanti

Esattamente un secolo fa, in questi giorni d'inizio ottobre, il Regio Esercito Italiano - ed in particolare le sue II e III Armata - si trovava impegnato nell'Ottava Battaglia dell'Isonzo.
In questo breve articolo, che integreremo nelle prossime settimane, vogliamo ricordare, a cento anni esatti di distanza, il sacrificio di un ufficiale italiano, tra i tantissimi che persero la vita in quei giorni di scontri furibondi: il suo nome era Sedulio Brazzini.

Il S.Ten. Sedulio Brazzini. Foto tratta dall'Albo d'oro dei Caduti Cavesi 1895-1945, a cura del Gr. Uff. S. Fasano, e liberamente rielaborata.

Sedulio Brazzini era nato a Cava de' Tirreni il 18 luglio del 1883: la sua famiglia, tuttavia, proveniva dalla Toscana, donde il padre, Tebaldo, era stato chiamato in Campania per causa di servizio. Questi, infatti, intorno al 1870 era stato nominato verificatore presso l'allora Regia Cointeressata dei Tabacchi di Cava. Qui gli erano nati cinque figli, l'ultimo dei quali era stato proprio Sedulio nel 1883. L'anno successivo, nel 1884, alla scadenza della concessione pubblica alla Regia Cointeressata, si determinò probabilmente un avvicendamento di personale, in seguito al quale Tebaldo Brazzini dovette essere destinato alla Regia Manifattura Tabacchi di Chiaravalle, in provincia di Ancona. Insieme a moglie e figli, egli prese dunque dimora a Jesi, centro che poteva offrire migliori prospettive per la famiglia.
A Jesi, il giovane Sedulio trascorse dunque l'infanzia e la giovinezza, frequentando l'Istituto Tecnico "Pietro Cuppari", presso il quale, nel 1905, si diplomò agrimensore. L'anno precedente la sua classe di nascita era stata chiamata a prestare il servizio militare di leva: Brazzini, tuttavia, con buona probabilità era stato inscritto nella terza categoria, e pertanto esentato dall'entrata in servizio. 

Alunni e docenti del IV corso di agrimensura dell'Istituto Cuppari (anno 1904-1905). Brazzini è il primo in piedi da sinistra. Foto tratta dal sito www.icupparini.it e liberamente rielaborata.

Terminati gli studi, Brazzini trovò  dunque impiego presso l'amministrazione del Regio Catasto. Il suo ufficio lo condusse in varie località d'Italia, tra cui Messina, ove giunse poco tempo dopo il rovinoso terremoto del 1908. In quello stesso periodo, si sposò, a Jesi, con Vittoria Serrani, maestra elementare. La coppia, negli anni successivi, ebbe quattro figli. 
In mancanza di documenti, ci tocca, ora, compiere un balzo in avanti, sino al 1916. Sedulio Brazzini, in precedenza, era stato chiamato alle armi ed era stato destinato a svolgere i corsi accelerati da allievo ufficiale. Uscitone col grado di sottotenente, era stato assegnato alla Fanteria, e destinato al 12° Reggimento della Brigata "Casale", con sede, in tempo di pace, a Cesena.
La Brigata "Casale", sin dai primi giorni di guerra, era stata impegnata nel settore carsico, contro il Podgora (in italiano, noto anche come Monte Calvario), immediatamente a ovest della città di Gorizia. Il Podgora ed il Sabotino erano per l'appunto i due pilastri difensivi della città di Gorizia, poderosamente fortificati e resi quasi inespugnabili; potevano contare sul tiro di sbarramento e di repressione dell'artiglieria imperial-regia che si scatenava puntuale ad ogni attacco delle Brigate italiane. La "Casale" si dissanguò contro il Podgora nella I, II, III, IV Battaglia dell'Isonzo, riuscendo ad ottenere, progressivamente, ridotti successi in termini di avanzata verso Gorizia. La situazione non si modificò neppure in esito alla V Battaglia dell'Isonzo (11-15 marzo 1916), che non condusse a sostanziali modifiche negli schieramenti, anche a causa delle proibitive condizioni meteorologiche nelle quali si svolse. 
Decisiva, tuttavia, sarebbe stata la successiva offensiva generale progettata dal Comando Supremo. 

La Brigata "Casale" si trovava inquadrata, insieme alla Brigata "Pavia", nella 12^ Divisione dell'VIII Corpo d'Armata. Al comando della Divisione, il tenente generale Fortunato Marazzi. All'alba del 6 agosto 1916, iniziarono, su tutto il fronte da Tolmino al mare, le operazioni della VI Battaglia dell'Isonzo. La "Casale" mosse all'assalto dalle sue posizioni poste sul Calvario e sotto il Podgora. Contemporaneamente altre truppe del VI Corpo d'Armata investirono la linea nemica Sabotino-Oslavia e a sera si registrarono i primi importanti cedimenti austriaci. Respinti i contrattacchi avversari del giorno 7, la Casale l'8 riprese l'avanzata verso la sponda destra dell'Isonzo. Alle ore 15 le prime pattuglie passarono a guado il fiume e presero posizione tra le prime case di Gorizia

Cartolina illustrata relativa all'azione della Brigata "Casale" nella Battaglia di Gorizia (8-10 agosto 1916).

Dunque Gorizia era conquistata, grazie al valore dei bravi fanti della "Casale" - i "gialli del Calvario" come erano soprannominati, per via del colore delle mostrine - e dei loro compagni della "Pavia" e di tutte le truppe ausiliarie che si sacrificarono in quei giorni tragici ed eroici. I due reggimenti della Brigata, nei giorni seguenti, passarono a presidiare le nuove posizioni lungo le sponde del torrente Vertoibizza. 

Tuttavia, la situazione strategica per gli Italiani si era fatta assai complessa: gli austro-ungarici, perduta Gorizia, si erano ritirati sulle colline circostanti la città e dalle loro posizioni fortificate tenevano praticamente sotto assedio le truppe italiane, pur vittoriose.
I successivi movimenti offensivi che la Brigata Casale furono dunque essenzialmente finalizzati a raggiungere tale linea fortificata, per guadagnare posizioni maggiormente favorevoli: così fu per la Settima Battaglia dell'Isonzo, svoltasi dal 14 al 18 settembre successivi, che non condusse tuttavia a risultati apprezzabili.
Dunque, il Comando Supremo progettò una nuova offensiva, che avrebbe dovuto scattare nel pomeriggio del giorno 10 ottobre 1916: essa sarebbe passata alla storia quale Ottava Battaglia dell'Isonzo.
Dal pomeriggio del 9, la nostra artiglieria iniziò un tiro di preparazione contro tutta la fronte della Terza Armata, che proseguì sino al mattino del giorno successivo. Alle ore 14,50 del 10, le fanterie scattarono all'attacco. All'VIII Corpo d'Armata (Divisioni 11^ e 12^) era affidato il compito di attaccare il settore a settentrione del torrente Vippacco. L'offensiva dell'VIII C.d.A. avrebbe dovuto svolgersi su tre direttrici: alla 12^ Divisione erano assegnati gli obiettivi costituiti dalle quote 103 e 89. La divisione avrebbe dovuto irrompere sulle posizioni nemiche passando attraverso due varchi di circa 500 metri ciascuno, da aprirsi nelle posizioni poste ad oriente dell'abitato di Vertoiba Inferiore.
Dopo una giornata di combattimenti, a sera, nel settore in discorso, gli Italiani non avevano conseguito risultati sostanziali: sul fronte della 12^ Divisione, la Brigata "Pavia", attraverso uno dei due progettati varchi, era riuscita a superare la prima linea nemica, non riuscendo a raggiungere tuttavia la quota 89; la "Casale", invece, aveva trovato i reticolati ancora intatti, ed era stata costretta a spostarsi verso quello attraverso cui erano passati i fanti della "Pavia". Il movimento, lento e ostacolato dal nemico, dovette essere interrotto dal sopraggiungere dell'oscurità e dall'ordine di sospensione dell'azione.
Il Comando Supremo decideva, pertanto, per la prosecuzione dell'azione il giorno successivo, 11 ottobre. All'VIII C.d.A., che costituiva l'ala destra dello schieramento, era ordinato di procedere nuovamente contro gli obiettivi già attaccati il giorno prima. La 12^ Divisione ripetè dunque l'avanzata, con la "Casale" che puntava, ancora una volta, contro la quota 103. 
Il sottotenente Sedulio Brazzini, al comando del proprio plotone, si gettò all'assalto, insieme agli altri reparti del 12° Reggimento. Lo svolgersi dei suoi ultimi momenti è fotografato dalla motivazione della Medaglia di Bronzo al Valor Militare che sarebbe poi stata concessa alla sua memoria:
"Spintosi arditamente col suo plotone a circa 50 metri dal nemico, sotto un vivo fuoco di fucileria e bombe, spiegò singolare energia e valore nel tenere il reparto sulla posizione raggiunta. Cadde poi colpito a morte."

Raccolto dai suoi uomini, lo sfortunato ufficiale fu inumato nel piccolo cimitero di guerra di Vertoiba Inferiore. Le sue spoglie, negli Anni Trenta, furono traslate presso il Sacrario Militare di Oslavia, dove, tuttavia, riposano fra gli ignoti.
Alla memoria di Sedulio Brazzini, grazie all'impegno di un benemerito cittadino, il gr. Uff. Salvatore Fasano, l'amministrazione comunale di Cava de' Tirreni ha recentemente dedicato una via. 

A cura di Niccolò F.


BIBLIOGRAFIA
- S. Fasano, Albo d'oro dei Caduti Cavesi 1895-1945, Città di Cava de' Tirreni, 2000.
- AA. VV., L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918), Vol. III, Roma, Libreria dello Stato.
- Riassunti storici dei Corpi e Comandi, Vari Volumi, Roma, Libreria dello Stato.

sabato 18 giugno 2016

Le ultime lettere di Pietro De Cupis, difensore del Monte Asolone

Ci si concederà la licenza di aver voluto riecheggiare, nel titolo di questo post, una celebre opera del Foscolo. Eppure, ci piace credere che il sommo Autore non si adonterà del fatto di essere citato in questo blog, ispirato, in fondo, agli stessi sentimenti da lui cantati nei "Sepolcri". Non di parodia, dunque, ma di omaggio si tratta; come si noterà leggendo della breve vicenda di un giovane "forte" di cento anni fa, del quale chi scrive ha recuperato alcuni ricordi.

Pietro De Cupis, aspirante del 254° regg. fanteria Brigata "Porto Maurizio". Foto tratta dal volume "I caduti di Poggio Moiano e Cerdomare nella Grande Guerra" di A. Del Vescovo.

Pietro Lamberto De Cupis nacque il 2 aprile del 1894 a Poggio Moiano, piccolo comune dell'Alta Sabina che, al tempo, faceva parte della "Provincia dell'Umbria". I genitori erano Sante De Cupis e Giuseppa Santoboni. Il padre, nel 1901, aveva superato l'"esame di patente di segretario comunale" [1], il che doveva averlo spinto, insieme alla famiglia - della quale faceva parte almeno un fratello, Dionigi -, a lasciare il borgo natio per trasferirsi altrove. Intorno agli Anni Dieci, i De Cupis si erano infine trasferiti a Roma. Il giovane Pietro proseguì gli studi, iscrivendosi, probabilmente, anche all'università: ciò lo si trae dal fatto che, ventenne, fu registrato dalla commissione di leva quale studente.
Per l'appunto, nel novembre del 1914, il nostro fu chiamato al reclutamento con la classe del 1894 di fronte al consiglio di leva di Rieti: tuttavia, trovandosi a Roma, il giovane non dovette avere contezza della chiamata alla leva, finendo per essere addirittura dichiarato "renitente", con tutte le spiacevoli conseguenze del caso. Chiarito il disguido, egli fu dunque ammesso alla visita di leva "per delegazione" a Roma. Visitato dunque in gennaio, fu giudicato affetto da insufficienza toracica, e dunque "mandato rivedibile" ad altra visita, da tenersi nel luglio 1915, per "debole costituzione". Lo specchietto dei "contrassegni personali" ce lo descrive alto 1.70 m, con capelli castani lisci, occhi castani, e di colorito roseo.
L'entrata in guerra del Regno d'Italia, il 24 maggio 1915, non comportò apparenti stravolgimenti ai ritmi dell'amministrazione militare, tanto che De Cupis fu sottoposto a nuova visita addirittura a metà agosto. Anche in tale occasione, i medici confermarono la "debolezza di costituzione" del giovane, rimandandolo "alla ventura leva". Di quella estate, ci è pervenuta un breve cartolina del giovane Pietro, che da Veroli, nel frusinate, scriveva al padre:
  • Da Veroli (Frosinone), il 30 luglio 1915.
"Carissimo papà,  
la mia salute è [ottima] e così mi auguro sia la tua e di tutti di casa. Avete buone notizie degli amici e parenti combattenti? Auguriamoci che presto i loro sacrifizi siano coronati da pieno successo. - Dionigi come sta? Dov'è? - 
Saluti a tutti, baci a Dionigi e zia 
Vi bacio,
aff[ezionatissimo] Pietruccio"

Simpatica cartolina satirica relativa alla presa di Ala (TN), spedita da Pietro De Cupis il 30 luglio 1915 (coll. privata).

Del successivo svolgimento della vicenda umana e militare del giovane De Cupis, sino al 1917, non può purtroppo dirsi molto, in mancanza di corrispondenza e a causa della dispersione della documentazione matricolare [2]. Da quanto emerso, si è potuto appurare che egli fu nuovamente rimandato alla leva successiva - presumibilmente per i medesimi problemi fisici già emersi - e fu, infine, arruolato con i coscritti della classe di leva del 1896. A tal proposito, si osserva che le operazioni di reclutamento di tale classe iniziarono già alla fine del 1915, proseguendo sino alla prima metà del 1916.
A nostro avviso, De Cupis dovette infine essere chiamato alle armi negli ultimi mesi di quell'anno. Egli dovette dunque venire a trovarsi in una strana e non semplice situazione: il suo livello d'istruzione - e, ce lo vogliamo immaginare, le sue qualità personali - lo facevano un candidato ideale alla carriera da ufficiale; le sue condizioni fisiche, tuttavia, lo rendevano scarsamente idoneo al ruolo.

In ogni caso, egli fu assegnato alla Fanteria e destinato, dopo altre vicissitudini, al 254° Reggimento della Brigata "Porto Maurizio", unità costituita a febbraio del 1917 nei dintorni di Treviso. In particolare, il 254° era stato formato con aliquote del 79° Reggimento Fanteria della Brigata "Venezia", trovando il proprio deposito sempre presso quest'ultimo reparto, a Verona.

Frattanto, De Cupis era stato nominato "aspirante ufficiale", e assegnato al Battaglione di Marcia della Brigata. Da ulteriori documenti, scopriamo un dettaglio importante: il giovane, in precedenza, doveva aver combattuto sul Monte San Gabriele, ov'era rimasto ferito. E' dunque dubbio se il fatto di essere incaricato di compiti "di retrovia" dipendesse dalle sue non eccellenti condizioni fisiche - che ne avevano ritardato l'arruolamento - o, più probabilmente, dai postumi della ferita riportata in combattimento.

Ad ogni modo, il 13 giugno 1917, egli si trovava coi suoi uomini a Bussolengo, un "importante snodo stradale" a poca distanza da Verona, impegnato nel primo addestramento e nel trasferimento verso il fronte dei complementi provenienti dal deposito. Così scriveva al padre, in questa bella lettera giunta fino a noi:
  • Da Bussolengo (Verona), il 13 giugno 1917.
"Carissimo papà, ho ricevuto oggi la tua del 10 giugno. Per l’affare della rivoltella non so che cosa dirti, indirizzare il pacco ad un borghese non si può più perché dove sono ora non vi sono borghesi, sia perché, anche potendo, io starò poco ad andare nella linea di fuoco. Per ora mi trovo in seconda linea in un importante snodo stradale, attendato su di una collina dove son tutti boschi e perciò ben mascherati dalla vista degli aeroplani che passano frequentemente specie in questi giorni.
Potresti provare a mandare soltanto la rivoltella, lasciando andare le altre cose. La involti per bene con degli stracci qualsiasi e sopra il pacchetto ci metterai che contiene biancheria. Però anche facendo così penso che la cosa andrà molto per le lunghe perché quando arriverà il pacco io già sarò partito da qui e prima che lo rimandino al nuovo indirizzo ci vuole il ben di Dio. Tutto ciò mi secca perché avrei avuto piacere [di] tenere quella rivoltella anziché chiederne una di ordinanza. Basta per ora regolati come vuoi. – Dunque hai ricevuto la mia roba di lana da Pasuello Isabella? St[a] bene. Per ora non ho bisogno di nulla. – 
Mi chiedi della mia  vita, dei miei soldati, ma posso dirti ben poca cosa. Che vuoi, questo è un battaglione di passaggio, una riserva continua per la Brigata che è in linea. – Figurati che la mia compagnia che contava più di 200 uomini si è ridotta ad una ventina di uomini. Devono arrivare altri complementi ai quali mentre si da un po’ di istruzione si mandano via ad ogni richiesta, e le richieste ci sono tutti i giorni. – Così pure gli ufficiali; diversi giorni fa da qui partirono molti aspiranti uno dei quali poverino trovò subito la morte appena giunto in linea [3]. – Così anch’io non so quant’altri giorni potrò rimanere qui, dove in fin dei conti non sto tanto male quantunque a portata di tiro dei shrappnell nemici. – 
Nel giornale di ieri avrai letto il comunicato Cadorna della nostra avanzata. L’azione ha avuto un po’ di pausa ma riprenderà – Non posso prolungarmi di più perché c’è la censura e del resto è patriottico non parlar molto. – Come ti dissi nella mia ultima che non so se hai ricevuto, state tranquilli ma nel contempo preparate gli animi - come del resto filosoficamente faccio io – a cose ben più dure. Nella parte dove è la mia brigata è proprio il perno dell’azione che si svolge nel Trentino [?]. Qui è molto raro avere delle buone giornate, ogni tanto abbiamo delle tempeste, una delle cause per cui le azioni si rendono molto difficili e il soldato ha bisogno di avere sufficiente forza morale e materiale. –
Quei due Monterotondesi [4] che incontrai non saprei precisarteli, so che erano del '97. Il fatto fu così: io andai in mezzo al loro reggimento che era in un prato con tutta la brigata per rintracciare un certo Sandolani di P[oggio]. Moiano che poi non trovai. Mentre domandavo a tutti se conoscevano quest’ultimo mi sento dire a bruciapelo questa frase: “ma tu non se il fratello di Dionigi?” -  Io avevo fretta e scambiai loro [poche] parole augurandogli buone cose. Nel giorno stesso quella brigata partì per il Carso. –
Ti manderò del denaro quando avrò l’indennità di entrata in campagna che ancora non mi hanno data. Il collega di Veroli non mi ha risposto a[lla] cosa che gli chiedevo circa lo stipendio, risponderà quest’altra volta. –
Finora non mi arriva nessun giornale però qui leggiamo il giornale di giornata. Mi rallegro dell’episodio fortunato di Mario. Inviai una cartolina al Dr. Stagni e mi ha cortesemente risposto.
Ringrazio Dionigi della sua lettera e stia allegro. Anche voialtri state di buon animo, in certe circostanze bisogna essere fatalisti, il mio destino è già tracciato. Se devo morire, non c’è da fare proprio nulla. Se invece è destinato diversamente, come mi auguro, non c’è nulla che mi strappa dalla vita. Dovresti essere qui per vedere che movimento di truppe, di camions, di quadrupedi!
Tanti baci affettuosi, Pietruccio"
Busta contenente la lettera inviata da Pietro De Cupis al padre Sante il 13 giugno 1917 (coll. privata).

Da questa missiva, si possono trarre alcune interessanti considerazioni. In primo luogo, dalla posizione geografica nella quale si trovava De Cupis mentre scriveva - appunto Bussolengo - parrebbe escludere che egli potesse trovarsi "a portata di tiro" degli shrapnel austriaci. Egli, come notato, doveva con buona probabilità essere stato incaricato di attività ausiliarie, in seconda linea, quale appunto quella di soprintendere al trasferimento dei coscritti dal deposito reggimentale: probabile, dunque, che il giovane aspirante volesse calcare un po' le tinte nella corrispondenza coi famigliari. Interessanti anche le insistenze per ricevere da casa "quella rivoltella", evidentemente legata a qualche episodio della vita civile, per evitare di usare quella di ordinanza.
Infine, degna di particolare nota è la chiosa finale: "il mio destino è già tracciato. Se devo morire, non c'è proprio nulla da fare". Queste parole rivelano un profondo fatalismo, stato d'animo assai diffuso nei nostri giovani combattenti, ma anche una certa, almeno apparente, serenità di fronte all'eventualità della morte in combattimento, tanto da farne argomento di conversazione epistolare con la famiglia. Il che, per la nostra odierna sensibilità, rappresenta certamente un motivo di profonda riflessione.

Tra le carte del giovane De Cupis giunte fino a noi, si è conservato anche un interessante volantino di propaganda pro-Intesa, redatto in quattro lingue (tedesco, magiaro, sloveno e ceco), e propabilmente concepito per essere lanciato sopra le linee austro-ungariche. Qui ne proponiamo una traduzione:
"L'offensiva tedesca in Francia è fallita. I Francesi e i Britannici hanno condotto un contrattacco vittorioso. Le perdite dei Tedeschi sono terribili oltre qualsiasi immaginazione. Nei primi sei giorni della grande strage sono state distrutte dalla nostra artiglieria e dal fuoco delle mitragliatrici quaranta divisioni tedesche."
Interessante volantino propagandistico quadrilingue (in alto, tedesco e magiaro; in basso, sloveno e ceco), probabilmente redatto dal nostro Servizio P per essere lanciato sopra le linee austro-ungariche



Trascorsero cinque mesi, sino al fatale ottobre del 1917. De Cupis, rimasto aspirante, si trovava ancora presso Bussolengo inquadrato sempre nel battaglione marciante della Brigata "Porto Maurizio".
Nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917 prese dunque avvio la poderosa offensiva austro-tedesca che produsse lo sfondamento dello schieramento della Seconda Armata presso Caporetto. Gli eventi che seguirono sono tristemente noti, e non crediamo necessario ripercorrerli in questa sede.
I reparti del nostro esercito, sulla fronte Giulia, cominciavano il ripiegamento. Nel volgere di pochi giorni, la necessità di accorciare il fronte - contestualmente al movimento di ripiegamento sul fiume Piave - inducevano il Comando Supremo a disporre anche il ripiegamento dei reparti schierati sul fronte dolomitico.

In quegli stessi giorni, dunque, la Brigata "Basilicata" - formata dal 91° e 92° reggimento di fanteria -, schierata nel settore della Val Boite ed inquadrata al momento nella 17^ Divisione, riceveva l'ordine di ripiegare verso il Piave, per prendere posizione nel tratto di fronte tra il Monte Tomba e la stazione di Pederobba.

Dettaglio di una cartolina reggimentale del 92° Reggimento Fanteria Brigata "Basilicata".

Il movimento fu concluso intorno al 10 novembre: dal 10 al 21 novembre, i reparti della "Basilicata", affiancati dalla Brigata "Como" e da unità di Alpini, Bersaglieri e Arditi, combatterono accanitamente per difendere il Monte Tomba e il Monfenera dai continui attacchi degli Austro-Tedeschi. Il 22, attaccata dal nemico in forze, la "Basilicata" fu costretta ad arretrare sul Campore Alto: qui resistette in linea sino al 26 novembre quando, per le pesantissime perdite subite, i suoi reggimenti furono ritirati dalla prima linea e inviati a Crespignaga, a poca distanza da Asolo, per riordinarsi.
Gli eventi finirono, così, per travolgere anche il giovane aspirante De Cupis, che ancora si trovava a Bussolengo presso il battaglione di marcia della "Porto Maurizio". Era giunta anche per lui l'ora di tornare in prima linea, come faceva intuire al padre in questa brevissima cartolina del 21 novembre:
  • Da Bussolengo, 21 novembre 1917.
"Carissimo papà, 
domattina partiamo per ignota destinazione. Appena a posto ti manderò indirizzo.-
Io bene, state tranquilli.-
Saluti a tutti. -
Baci a zia e a Nicolino.

Un abbraccio, tuo aff[ezionatissimo] Pietruccio"

Pietro De Cupis, dunque, lasciava Bussolengo e le retrovie, per raggiungere la zona di guerra, in attesa di essere destinato a un reparto operativo. Intanto, intorno al 26 novembre, come già detto, la Brigata "Basilicata" - provata e pressoché decimata durante gli asperrimi combattimenti sostenuti sul Monte Tomba - era ritirata dalla linea e inviata in zona di riposo.
In quegli stessi giorni, De Cupis raggiunse dunque gli accantonamenti di Crespignaga, e lì fu assegnato al 92° Reggimento Fanteria. Il 28 novembre, egli si affrettò così a darne notizia alla famiglia, comunicando la sua nuova incorporazione:
  • Dalla Zona di Guerra, 28 novembre 1917.
"Immagino la vostra preoccupazione per non aver ricevuto mie notizie in quest'ultimi giorni. Non è dipeso certo da me. -
State tranquilli, io sto bene e presto vi darò migliori notizie.
Il mio indirizzo:
92° Regg. Fanteria
7^ Compagnia
Z. d. G.
Saluti a tutti, Vi bacio con affetto,
Pietruccio.
Cartolina spedita da Pietro De Cupis  alla famiglia il 28 novembre 1917.

Nei giorni successivi, De Cupis prese così parte alle frenetiche attività per riportare in efficienza il reggimento e prepararlo a tornare in linea. Il momento era decisivo, ed era necessario il sacrificio di tutti: anche di chi, come il giovane aspirante, non si trovava probabilmente nelle condizioni fisiche idonee per un attivo impiego in combattimento.
Immaginiamo dunque questo giovinotto, con la sua salute malferma, che, dalla tranquilla routine delle retrovie, si trovò proiettato in uno dei punti più caldi del fronte.
Pietro De Cupis, assegnato, come s'è detto, alla 7^ compagnia del III Battaglione del 92°, fu posto al comando di una sezione di pistole-mitragliatrici.

Il 13 dicembre, i due reggimenti della "Basilicata" - assegnati alla 59^ Divisione - lasciarono la zona di riposo e fecero ritorno in prima linea sul massiccio del Monte Grappa. Qui, dal giorno 11, infuriava la lotta: era, infatti, ripresa l'offensiva austro-tedesca in tale settore, dando luogo alla seconda fase di quella che sarebbe passata alla storia come la "Battaglia d'Arresto" del Monte Grappa. I nostri soldati si sacrificavano sulle quote che fanno da contorno a Cima Grappa: il Col Caprile, il Col della Berretta, il Col dell'Orso, il Monte Solarolo, il Monte Spinoncia, il Monte Tomba - già ben noto ai fanti della "Basilicata" - e il Monte Asolone.
Il giorno 18 dicembre, l'aspirante Pietro De Cupis si trovava, al comando della sua sezione di pistole-mitragliatrici, schierato a difesa di una posizione sul Monte Asolone. Allo scatenarsi dell'attacco austro-ungarico, questo giovane ventiquattrenne, dal "torace insufficiente", impugnò una Villar-Perosa, non si mosse d'un passo, e aprì il fuoco, sinché non fu sopraffatto dalle pallottole avversarie. Ferito a morte, fu soccorso e portato presso l'88ª Sezione di Sanità, ove poco dopo avrebbe esalato l'ultimo respiro.
Alla sua memoria sarebbe stata conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare, con questa motivazione:
“Comandante di una sezione pistola-mitragliatrici, avuto l’ordine di far fronte all’avversario, forte in numero e imbandalzito da un primo successo, con ardimento e fermezza, facendo egli stesso fuoco con un’arma, mantenne saldamente la posizione, finché cadde colpito a morte.” – Monte Asolone, 18 dicembre 1917.
Nonostante il sacrificio del giovane aspirante e dei suoi bravi commilitoni, il possesso del Monte Asolone fu perduto dagli Italiani. Tuttavia, anche grazie al contributo di rinforzi Alleati, dopo altri quattro giorni di combattimenti l'offensiva austriaca fu bloccata: la "Battaglia d'Arresto" era conclusa, il piano del nemico era fallito.
Chissà quali erano le "migliori notizie" che Pietro De Cupis avrebbe voluto comunicare in futuro ai suoi cari, in quella che fu, probabilmente, l'ultima sua corrispondenza scritta in vita. Tra esse, tuttavia, ci sarebbe certamente stata anche anche quella di non aver mancato al proprio dovere, e di aver contribuito al successo delle armi italiane.
Tra le poche sue carte pervenuteci, si trova anche questa commovente bozza dell'epitaffio che, probabilmente, il padre gli volle dedicare. Con esso chiudiamo questo articolo.

Sia fulgido esempio ai venturi

LAMBERTO PIETRO DE CUPIS

Fior di soldato, di cittadino, di figlio

Che, non ancora ventiquattrenne,

Trattosi con periglio e ferito

Dalle balze del San Gabriele

Effondeva poi tutto il suo sangue

Fino all’ultima stilla

Sul sacro Monte del Grappa

Meritando così

A sé stesso la medaglia d’argento dei valorosi

Alla famiglia, ai parenti l’orgoglio del vincolo

Alla Patria il serto della Vittoria.

 

 


A cura di Niccolò F.

NOTE
[1] In G.U. n. 101 del 1901.
[2] Sotto questo profilo, ci sentiamo di ringraziare il personale degli Archivi di Stato di Orvieto e Viterbo che, con grande disponibilità, hanno tentato di aiutarci nella complessa ricerca, che del resto non è stata priva di risultati.
[3] Si trattava con buona probabilità dell'aspirante Francesco Squassante da Castelbelforte (MN), nato il 23 agosto 1897 e caduto sul Monte Rasta il 10 giugno 1917.
[4] Presumibile riferimento al Comune di Monterotondo, nei dintorni di Roma.

BIBLIOGRAFIA
- A. Del Vescovo, I Caduti di Poggio Moiano e Cerdomare nella Grande Guerra 1915-1918.
- P. Volpato, Asolone, monte di fuoco,  Nordpress 2008.
- Riassunti storici dei Corpi e Comandi, Vari Volumi, Roma, Libreria dello Stato.
 
 

sabato 21 maggio 2016

I caduti dell'84° Reggimento Fanteria della Brigata "Venezia" nella Battaglia di Sciara Zauia (26 ottobre 1911)

"Benedetti voi, morti per la Patria! Riunitevi, eroi gentili, nomi eccelsi, umili nomi, ai vostri precursori meno avventurati di voi, perchè morirono per ciò che non esisteva ancora!
Voi l'Italia già grande ha raccolti nelle braccia possenti.
Qual festa vi faranno i morti vincitori di S. Martino, di Calatafimi! Il gigantesco Schiaffino, morto impugnando la bandiera dei Mille, come accoglierà i piccoli fucilieri dell' 84° conquistatori della bandiera del Profeta! Ma non vi fermate troppo con loro; o bersaglieri di Homs coi bersaglieri di Palestro, o cavalleggeri di Tripoli coi cavalleggeri di Montebello. La vittoria rende felice anche i morti.
Andate a consolare i vinti! O Bianco, santa primizia della guerra, o Grazioli, o De Lutti, o marinai di Tripoli e Ben-Ghazi, consolate i morti di Lissa! O Bruchi, o Solaroli, o Granafei, o Faitini, o Hombert, o Orsi, o Bellini, o Silvatici, o trecento caduti in un'ora, consolate i morti di Custoza! [...]
Benedetti, o morti per la Patria! Voi non sapete che cosa siete per noi e per la Storia! Non sapete che cosa vi debba l'Italia! L'Italia, cinquant'anni or sono, era fatta. Nel sacro cinquantennario voi avete provato, ciò che era voto de' nostri grandi che non speravano si avesse da avverare in così breve tempo, voi avete provato che sono fatti anche gl'Italiani."
Giovanni Pascoli, discorso pronunziato al Teatro comunale di Barga il 21 novembre 1911.

Il monumento ai caduti nelle battaglie del 23 e 26 ottobre del 1911. Cartolina d'epoca (coll. privata).
A completamento degli articoli dedicati alla vicenda del tenente Giuseppe Orsi (vedi qui) e alla figura del capitano Vittorio Faitini (vedi qui), riportiamo qui l'elenco dei fanti dell'84° Reggimento della Brigata "Venezia" caduti nelle giornate del 23 e del 26 ottobre 1911, nella Battaglia di Sciara Zauia e negli scontri minori ad essa collegati. L'elenco è tratto dalla bella cartolina emessa in occasione dell'inaugurazione del monumento commemorativo. Ove possibile, abbiamo integrato l'elenco con la decorazione al valore concessa alla memoria del caduto.

Eretto un piccolo monumento nei dintorni delle contese posizioni della Casa di Giamail bey, il 1° novembre l'84° Reggimento si schierò per rendere onore alla memoria dei propri caduti.


Inaugurazione del monumento ai caduti del 23 e 26 ottobre 1911. Cartolina d'epoca (coll. privata).
"Il 1° novembre 1911, dinanzi a Sciara-Zauia, presso la Casa di Giamail-bey e le trincee, strenuamente contese dalla 7^ compagnia alle soverchianti orde dei nemici, incalzanti di fronte e da tergo; il colonnello Arturo Spinelli comandante l'84° Fanteria, riuniva il reggimento attorno al monumento, innalzato là dove furono composte le salme gloriose dei caduti nella giornata del 26 ottobre 1911. Schierata la truppa ai lati del monumento, il colonnello chiamò:

1. capitano cav. Vittorio Faitini, da Verona.
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Comandante interinale di battaglione, nell'accorrere alle trincee con parte delle truppe di riserva, affrontò orde di rivoltosi, combattè con fermezza e bravura e vi perse la vita." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

2. capitano Luigi Margery Hombert, da Bagno a Ripoli.
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Sostenne virilmente colla sua compagnia l'urto dei nemici; costretto a ritirarsi, raccolse nuove forze, riprese l'offensiva e nell'avanzata incontrò la morte alla testa dei suoi soldati" - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

3. tenente Giuseppe Orsi, da Napoli.
Medaglia d'Oro al Valor Militare: "Essendo in trincea, attaccato da forze soverchianti di fronte ed a tergo, resisté con fermezza e con molto ardimento. Avvertito che il grosso della compagnia si ritirava, ordinò al suo plotone di serrarsi attorno a lui, dicendo : "Questo è il nostro posto, stringetevi attorno al vostro tenente; qui dobbiamo sostenere l'onore del nostro reggimento!". Morì in mezzo ai suoi soldati" - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

4. tenente Lionello Bellini, da Firenze
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Alla testa del suo plotone accorse in soccorso di truppe che, in trincea, venivano sopraffatte da forze soverchianti; con fermezza ed ardimento attaccò gruppi di rivoltosi, incuorando il suo plotone alla lotta, sino a che fu colpito a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

5. sergente Urbano Parri, da Sinalunga (SI)
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Dimostrò molto ardire, aprendosi la via attraverso ad orde di arabi ribelli per portare ordini ed avvisi, molto coraggio e noncuranza nell'attaccare successivamente i loro appostamenti, tanto da rimanere gravemente ferito e, poco dopo, morto." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

6. caporal maggiore Colombo Giovanni

7. caporal maggiore Clemente Sessa, da Sumirago (MI)
Medaglia d'Argento al Valor Militare: "Comandante di una squadra, resistè in trincea all'attacco di forze soverchianti, tenne con fermezza la sua truppa al fuoco e vi perdette la vita." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

8. caporale Quintili Angelo

9. caporale Zatti Giacomo

10. caporale Torrione Giovanni

11. zappatore Carlo Bernasconi, da Malnate (VA) *
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (motivazione collettiva): "Dimostrarono molto ardire e molto coraggio attaccando successive orde di arabi appostati e trincerati, finché rimasero colpiti a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.
* Nominativo non presente sulla cartolina commemorativa.

12. zappatore La Spina Luigi

13. soldato Assirelli Giuseppe

14. soldato Bartolini Luigi

15. soldato Basile Santo

16. soldato Berretta Vittorio

17. soldato Bonanno Antonio

18. soldato Canese Armando

19. soldato Cavagnero Secondo

20. soldato Chirico Giuseppe

21. soldato Giovanni Colangelo, da Monteleone di Puglia (AV) *
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (motivazione collettiva): "Dimostrarono molto ardire e molto coraggio attaccando successive orde di arabi appostati e trincerati, finché rimasero colpiti a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.
* Nominativo non presente sulla cartolina commemorativa.

22. soldato Corvi Giovanni

23. soldato Di Tommaso Antonio

24. soldato Gaggioni Giuseppe

25. soldato Galleni Rino

26. soldato Galvagno Alfredo

27. soldato Gambaro Giovanni

28. soldato Gennero Giuseppe

29. soldato Italia Michelangiolo

30. soldato Leone Giuseppe

31. soldato Lo Turco Santo

32. soldato Lunghetto Luigi

33. soldato Majello Vincenzo

34. soldato Masi Carlo

35. soldato Angelo Micalizzi, da Casal Vecchio Siculo (ME)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (motivazione collettiva): "Dimostrarono molto ardire e molto coraggio attaccando successive orde di arabi appostati e trincerati, finché rimasero colpiti a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

36. soldato Moroni Santo

37. soldato Novello Domenico

38. soldato Panebianco Giuseppe

39. soldato Pasquini Aroldo

40. soldato Pasquini Nicola

41. soldato Giuseppe Pennacchio, da Giuliano di Campania (NA)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (motivazione collettiva): "Dimostrarono molto ardire e molto coraggio attaccando successive orde di arabi appostati e trincerati, finché rimasero colpiti a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

42. soldato Pinto Alberto

43. soldato Pizzica Giuseppe

44. soldato Ronchi Ventura

45. soldato Ronzio Umberto

46. soldato Salvucci Guido

47. soldato Savà Bartolomeo

48. soldato Sommavico Giuseppe

49. soldato Stentati Amedeo

50. soldato Michele Vitulli, da Larino (CB)
Medaglia di Bronzo al Valor Militare (motivazione collettiva): "Dimostrarono molto ardire e molto coraggio attaccando successive orde di arabi appostati e trincerati, finché rimasero colpiti a morte." - Sciara Zauia, 26 ottobre 1911.

51. soldato Zirone Giuseppe

Sguainata la sciabola [il colonnello Spinelli] poi disse:
"Al cospetto di Dio, in nome del Re, per delegazione della Patria lontana, con lo sguardo, con la fronte volti al nemico, su queste trincee bagnate dal vostro sangue generoso, io, vostro colonnello, incido il vostro nome nella storia immortale dell'84° Reggimento Fanteria e vi consacro prodi, valorosi! Presentate le armi!".

La bella cartolina commemorativa dell'inaugurazione del monumento ai caduti del 23 e26 ottobre 1911 (coll. privata).

Chiunque avesse informazioni complementari su alcuno dei militari appena elencati, ce lo voglia segnalare e provvederemo a integrare il post, che vorremmo potesse costituire una sorta di modesto "monumento virtuale" alla memoria di questi cinquanta Italiani, caduti in terra d'Africa più di un secolo fa.

A cura di Niccolò F.

venerdì 15 aprile 2016

Giuseppe Favergiotti - Classe 1900

Il caso, inteso come evento che si verifica nonostante la sua probabilità sia quasi nulla, è una cosa che, magari in diversa misura, tutti abbiamo sperimentato.
Il nostro racconto della storia del sottotenente Favergiotti inizia proprio grazie al Caso.

Nello spulciare l'archivio in cerca di qualche personaggio su cui parlare mi sono venute in mano una decina tra cartoline e lettere acquistate nel negozio di un amico più o meno un anno fa. Il materiale non è molto ma, essendo una recluta della classe '900, l'argomento è interessante e inizio la stesura dell'articolo salvandolo come bozza nella parte riservata del blog. Un paio di giorni dopo Niccolò F., amico e compagno d'avventura del blog, mi scrive chiedendomi dove fossero indirizzate le cartoline perchè ci potrebbe essere un interessante coincidenza.
E così è!
Scopriamo infatti che lui aveva un altro lotto di una decina di cartoline in franchigia spedite dallo stesso militare allo stesso indirizzo! Anche lui le aveva acquistate, però ad un mercatino da uno svuotacantine che le esponeva malamente in terra, è quindi probabile che la casa della famiglia Favergiotti sia stata svuotata da diversi rigattieri e che il materiale sia purtroppo andato disperso.
Quello della dispersione è un destino comune a molti insiemi nominativi. Le cause sono diverse come la poca sensibilità dei venditori o il mero spirito speculativo, l'effetto finale è però sempre lo stesso, ossia la dispersione di storie e testimonianze che, una volta separate, rischiano di perdere ogni tipo di valenza storica rimanendo legate al solo valore del mercato collezionistico.

Ma veniamo adesso alla storia di Giuseppe Favergiotti.
E' noto a tutti che, durante la Grande Guerra, l'ultima classe inviata al fronte fu quella del '99.
Pochi sanno però che dal febbraio del '18 (1) venne richiamato il 1° scaglione della classe 1900.

La prima cartolina è scritta mentre la recluta Favergiotti si avviava al campo d'addestramento. Interessante la richiesta di francobolli, poichè probabilmente le cartoline in franchigia non gli erano ancora state distribuite:
30-4-18
Come vi ho già scritto parto per il campo verso il 6 o il 7 Maggio.
Se lo sapevo un po' di tempo vi avrei scritto di mandarmi qualche cosa da mangiare ma ora non disturbatevi impiegando i pacchi moltissimo tempo prima di arrivare al comando ove bisogna andare a ritirarli.
In tutti i casi se avrò bisogno di qualche cosa scriverò dal campo. Scrivendomi mandatemi qualche francobollo, qui non ce ne sono più e durante la marcia che durerà 3 giorni non so se ne potrò trovare. Dovremo fare circa una sessantina di Km per andare a Clusone al di la di Bergamo ove pianteremo le tende.
Sto benissimo, divento anzi un po grosso, sono stato ai tiri, 5 centri.
Bacioni

Sulle prime attività svolte al campo di Clusone non ci è giunta testimonianza, però possiamo immaginare si trattasse della normale attività d'addestramento con sessioni di marcia e al poligono di tiro.
Le aspirazioni del Favergiotti però vanno ben oltre alla condizione di soldato semplice e, come consigliato anche da un superiore, comincia a pensare ai corsi per allievo ufficiale:

19/05/1918
Amati Genitori,
ho ricevuto ieri vaglia e pacco unitariamente alla vostra lettera, di tutto ringrazio sentitamente.
Non ebbi fin'ora il tempo di scrivervi perchè dovetti montare di sentinella al poligono del lancio delle bombe.
Ho però cominciato oggi il lavoro che già ti ho detto e quindi per qualche giorno d'istruzione non si parla.
Questa mattina abbiamo avuto la messa al campo; niente di più commovente che il vedere 12mila soldati che hanno ascoltato la messa colla massima devozione.
Al 10 giugno incomincerà un corso per aspiranti ufficiali di fanteria della durata di 4 o 5 mesi essendo i titoli di studio richiesti molto bassi. Il corso obbligatorio pure di fanteria al quale dovrei essere mandato io incomincerà pure fra poco ma avrà la durata di 40 giorni.
Preferisco il primo e come mi ha consigliato il tenente farò la domanda.
Se però avete qualche cosa in contrario scrivetemi a mezzo di un espresso. Scriverò poi per riguardo di documenti.
Di salute sto sempre bene e altrettanto spero di voi.
Sperando di rivedervi presto vi invio due baci aff.mi
Giuseppe

Informazioni sulla vita all'accampamento sono contenute in quest'ultima parte dove, con un certo senso dell'umorismo, è descritto il giaciglio su cui trascorre le ore di riposo:

21/05/918
Amati Genitori
Come vedete ho trovato dopo tanti stenti anche l'inchiostro per far funzionare la mia penna stil. colla quale vengo a darvi rassicurantissime notizie riguardo alla mia salute sempre, grazie a Dio, perfetta.
Son molto dolente nel sentire come abbiate passato la festa di Pentecoste senza un mio scritto. Veramente vi avevo scritto due giorni prima, non so spiegare il ritardo o la dispersione. Il giorno istesso vi ho mandato un espresso; spero che l'avrete ricevuto.
Capisco l'ansietà di ricevere notizie; è l'istessa che provo io quà sebbene giornalmente riceva sempre due o tre cartoline dagli amici e qualche lettera fra le quali ricerco subito la vostra, e son salti quando ne ritrovo qualcuna!
Rassicuratevi intorno alla mia vita all'accampamento, non dormi già sulla nuda terra, ma sulla paglia e su questa paglia ci stà un ben imbottito pagliericcio, su questo pagliericcio v'è una coperta sulla quale sta il sottoscritto il quale ha al di sopra, a sua volta, due altre coperte e la mantellina. In tutto una montagna [la lettera finisce qui]"

Ecco un esempio in cui lo smembramento del lotto fa sentire tutto il suo peso, perchè la perdita della seconda pagina non ci permette di conoscere altri aneddoti di vita al campo.

L'inchiostro della lettera precedente era probabilmente già terminato ma, grazia alla matita copiativa, le lettere continuano. Purtroppo gli scritti a matita, se non ben conservati, mal sopportano i segni del tempo e in questo caso alcune righe son diventate così evanescenti da essere illeggibili.

29/05/18
Amati Genitori,
ieri è stato qui l'amico Balini che trovandosi occasionalmente a Bergamo ci ha fatto veramente un gran favore col venire a trovarci. Egli vi darà al suo ritorno a Novara (domani sera) notizie ampissime sulla mia sempre perfetta salute, sul mio non ancora diminuito buon umore, sul Paese (luogo veramente di villeggiatura), sul campo, sui miei cresciuti baffetti e su tante altre cose.
Abbiamo potuto ottenere tutti e quattro un permesso di libera uscita diurna di quattro ore durante le quali riuniti abbiamo passato uno dei più bei giorni della nostra vita militare.
Son già quattro giorni che qui alla Presolana e al Tonale, vale a dire [riga illeggibile] suona incessantemente, segno di offensiva. Se si avesse a disposizione un buon cannocchiale si potrebbero vedere distintamente da una di queste vette le trincee ed i baraccamenti come si vedono a occhio nudo le diverse vette e posizioni. Non allarmatevi però che pur essendo tutto visibilissimo ci vogliono circa due giorni di marcia. Da Clusone a nome censurato in linea retta c'è la stessa distanza come di qui a Bergamo (due giorni di marcia).
Aereoplani però non ne verranno, c'è troppa neve in su queste vette.
Oggi sono stato iscritto (sebbene non di mia troppo spontanea volontà) in un plotone di allievi caporali, l'indirizzo però è sempre lo stesso per ora.
Da mercoledì passato non ho ricevuto posta da nessuno e ciò mi impensierisce molto, quando ricevete questa mia scrivetemi subito, anche due lettere, qualcuna arriverà.
Vi mando a scanso di errori il mio indirizzo:
Sold. F.G. 73° Fanteria 1° Compagnia - Clusone (campo distaccamento - prov. Bergamo)
Ricevete intanto i miei più aff.si saluti e due bacioni
Giuseppe
Ricevete almeno la mia posta?

Il 2 giugno 1918, nello stesso giorno della Festa dello Statuto, c'è finalmente il giuramento.
Per l'evento furono organizzati grandi festeggiamenti che vide sfilare circa 9500 reclute tra appartenenti all'Artiglieria cavallo, ai Bersaglieri e alla Fanteria.
Al momento del giuramento alcuni aeroplani lanciarono dei volantini tricolore col seguente testo:
“Ai giovani che oggi rinnovellano il giuramento di Pontida contro i discendenti degli stessi barbari la Patria in attesa della nuova Legnano guarda e benedice Viva l’Italia viva l’Esercito viva il Re. Domani vittoria e Pace oggi resistenza e sacrifci tutto per la Patria. Questa è la giusta guerra del diritto contro la prepotenza della Civiltà contro le barbarie Armi e Concordia, Fede e costanza, daranno Vittoria e Pace, dall’alto dei cieli benedici Iddio, la Patria e il Re. Dall’Alpi, dai Mari, dal Cielo, come pulsanti motori vibrano i cuori e i polsi: dei fgli d’Italia, passa grandioso fantasma, con l’indice teso al confne, Garibaldi o non indegni nepoti dei martiri eroi ci grida-salvate la Patria, Avanti! In quest’ora terribile o morte o Libertà!” (2)

Anche una cartolina fu stampata a ricordo dell'evento:

Fonte: Internet
Ed ecco la foto che Giuseppe inviò ai genitori, dove si vedono i reparti sfilare:

Archivio Arturo E.A.
Un paio di settimane dopo la festa è dimenticata ma, probabilmente per via del corso che ha iniziato a frequentare, c'è aria di licenza:

17-6-18
Benissimo di salute.
Ho ricevuto con piacere vostra lettera e cartolina postale. Tra pochi giorni avrò la dichiarazione del preside (già in viaggio) e domanderò la licenza a partire dal 28 c.m.
Avrò probabilmente 10 di licenza e 4 di viaggi. Spero quindi di rivedervi presto.
Non preoccupatevi circa mia malattia sono guarito completamente.
Bacioni,
Giuseppe

Un mese più tardi apprendiamo che, in attesa degli esami, Giuseppe rientra al plotone allievi caporali.
Gli ormai quattro mesi di vita militare aiutano a leggere i piccoli segnali della vita al campo e così un evento apparentemente ordinario, quale l'ordine di oggetti di ricambio, permette di capire i movimenti futuri:

20-7-18
Ricevuta vostra lettera.
Sono rientrato nel plotone allievi caporali. Presto ci saranno gli esami. In quanto alla partenza non si sa niente di preciso. O si va via fra una settimana o si sta qui fino ai primi di settembre. Credo piuttosto a quest'ultima perchè sono stati ordinati oggetti di ricambio frai quali teli da tenda. Ad ogni modo si ritornerebbe a Calozio. Mandatemi maglia pesante perchè queste sottili sono subito inzuppate ed arrecano più danno che vantaggio.
Quando scriverà la mamma? Avrei tante cose da dirvi! Casomai i timbri cancellassero lo scritto vi ho detto di mandarmi la maglia pesante che quella leggera non va bene è subito inzuppata, ed io adopero solo quella del governo. Vi scrivo da Rovetta durante una marcia, non ho a disposizione che questa cartolina e questo francobollo. Scusate.
Bacioni
Giuseppe


Interessante poi come, ancora una volta, Giuseppe sia stato costretto all'uso di una cartolina ordinaria e che, non avendo abbastanza francobolli, i genitori abbiano dovuto pagare una sovrattassa per conoscere le parole del proprio figlio. Probabilmente la maggior parte delle cartoline in  franchigia erano destinate alle truppe in linea.


Le sue previsioni sul ritardo della partenza sono parzialmente deluse, dopo appena sei giorni infatti il reparto si muove per una marcia alla Presolana. Queste marce sono ormai una prassi e, come si legge, l'addestramento e le marce diventano sempre più dure:

26-7-18
Cari Genitori,
vi scrivo di sera piuttosto un po' male avendo dormito tutto il giorno. Questa notte partiremo per una marcia alla Presolana. Non so se andremo fin dove stanno appostati i nostri grossi calibri, vale a dire un po' più in la della Presolana. Comunque sia ci incammineremo per il ritorno domani sera. A giorni dovremmo andare al lago d'Iseo dove ci sono già stati i bersaglieri, e ci fermeremo a passare la notte.
Da quando son venuto qui dalla licenza la vita è cambiata totalmente; collo scopo di irrobustirci non ci fanno far altro che marce ed escursioni. Ti posso assicurare che lo scopo è raggiunto perchè i polmoni ed il torace si gonfiano ed i muscoli s'irrigidiscono, ma chi ci va di mezzo siamo noi, sempre stanchi morti.
Gli alt per riposarsi sono di 5 minuti scarsi ogni ora di marcia su strada; mezzora ogni 2 di salita. Ci sono dei sentieri al cui confronto la mulattiera del Mucrone è una ferrovia.
Siamo stati a Rovetta, fino del Monte, Cromo verso val di Scalve sul Gottardo, tutto per rinforzarsi come dice sempre un venditore di cioccolata che viene spesso da noi.
Non ho ancora ricevuto una parola dalla mamma, animo!

Da notare come, già all'epoca, c'era chi aveva il fiuto degli affari e vendeva la cioccolata  alle affaticate reclute!

D'altronde il servizio di sussistenza non doveva essere gran che e anche il vino doveva essere pagato privatamente. Un evento però viene a rompere il solito tran-tran, l'arrivo del cinematografo:

5-8-18
Ho ricevuto oggi il pacco che mi avete mandato, contenente tutto ciò che era indicato nell'unito foglietto.
Salute sempre ottima. Per compensarci delle fatiche, del rancio ottimo e del vino che di distribuiscono (pagando, e alla cantina) il governo ha pensato di mandarci una sezione cinematografica all'aperto montata su carri automobilistici.
Così ieri sera abbiamo avuto uno spettacolo durato fino alle 12 con sveglia alla mattina verso le 4.
L'è una cuccagna! Fortuna che dura poco perchè spero d'andare alla scuola altrimenti c'è poco da stare allegri!
Bacioni

Ma, da quanto sembra, più che un regalo è sembrato una punizione e possiamo solo immaginare quanti soldati si siano addormentati durante la proiezione...


Passano i mesi, e la guerra si conclude con la vittoria delle armi italiane. Anche di questo periodo non ci è giunta testimonianza, perchè la lettera successiva è datata dicembre 1918.
Spedita da Caserta, sede della scuola ufficiali, lascia intravedere una voglia di smobilitazione e ritorno alla vita borghese:

Caserta, 10 dicembre 1918
Cari genitori,
Credevo di ricevere oggi qualche notizia da voi ed invece la posta non mi ha portato niente. Penso ancora alla lettera della mamma ed il fatto che dopo tanto tempo si sia decisa finalmente a scrivere mi fa pensare che l'abbia fatto obbligata da una necessità. E penso: che mio padre si sia ammalato? Ma queste son fandonie che mi stanno passando per il capo non è vero? Voi siete sanissimi ed aspettate con ansietà il mio ritorno.
A proposito di licenza, gli ufficiali che dapprima ce la davano per sicura ora non ne accennano più e nemmeno ne parlano, siamo già a mercoledì e non si prevede alcuna disposizione, già sarebbe un po' presto ma intanto son nervoso, si dice che non si sono ancora messi d'accordo per la formazione delle tradotte ed altre cose; ... e ci diano una buona volta questa licenza che ci arrangiamo noi ad andare a casa, magari a piedi, collo zaino in spalla, con tutto, ma ci mandino a casa magari per ritornar mai più il che sarebbe il meglio che potrebbero fare.
Ho appena finito di fare il lavoro di Morale Militare, fui già interrogato una volta. Ho fatto il lavoro di Amministrazione e tanti altri accidenti, sempre lavoro e ciò che non facevo da borghese di mia spontanea volontà qui debbo farlo per forza.
Non vedo l'ora di venire un po' quassù, oggi per esempio c'era un sole cocente ed all'istruzione si sudava come a Luglio.
Per quando verrò a casa preparate un buon risotto che ne ho una voglia pazza, qui di riso se ne intendono come noi dei fichi d'india ed una volta che ne hanno comperato una partita era tutta di quella che noi diamo alle galline ed era immangiabile.
Questa chiacchierata tanto per farvi sapere che godo buonissima salute e appetito formidabile e che desidero di abbracciarvi presto anticipando due baci fin d'adesso.
Aff.mo Figlio

Nella lettera compare però anche l'ansia per una malattia del padre. Sono infatti quelli i mesi in cui l'influenza Spagnola cominciava a colpire e a mietere vittime in un paese già stremato dalla guerra.
Anche in questa cartolina del 5 Gennaio la la salute è al centro dell'interesse:


Grosseto giorno 5 ore 9

Proseguiamo fra 1/2 ora. Chi sa se arriverò questa sera a Caserta? Non soffro di alcun disturbo sto benissimo.
Baci

A fine maggio la scuola ufficiali è finalmente finita e Giuseppe è già di servizio a Merano, nelle terre irredente:

25-5-19 - Merano
Salute come sempre ottima.
Ho trovato Mazza lo stagnino ed altri miei compagni di scuola uff.
Punizioni non ne ho ricevute.
Aff.mi baci

I territori, sebbene già da qualche mese sotto controllo italiano, data la natura montuosa richiedono ricognizioni e sopralluoghi:

27-5-19 Merano

Quest'oggi partirò con una pattuglia per prendere possesso di un rifugio e per eseguire una ricognizione su questi monti.
La pattuglia è composta da uomini fidati, vecchi praticissimi dell'alta montagna scelti da me. Siccome non ritornerò a Merano che fra quattro o cinque giorni non impensieritevi se non riceverete posta.
 L'equipaggiamento, sacchi a pelo, ski, piccozza, coperte, maglione, calzettoni di lana ecc ecc mi è stato fornito dalla compagnia.
Scrivete, fino ad oggi non ho ricevuto ancora niente.
Aff.mi baci

A inizio luglio però il battaglione viene trasferito nella zona di Mantova, forse per essere usato in azioni di polizia dato lo stato di agitazione dell'area:

Medole 13-7-19
Cari genitori,
domani in battaglione parte per destinazione direi quasi ignota (Milano?).
Io naturalmente ne seguirò le sorti. E' assodato che a Medole si ritornerà fra una quindicina di giorni. Parto quindi con bagaglio molto ridotto. Attualmente non ho bisogno di niente.
La mia cassetta la lascio al magazzino della mia fureria che resta sempre qui a Medole.
Scrivetemi all'indirizzo:
4° alp. - Batt. Intra - 7° comp. - zona guerra
Per mio conto cercherò di tenervi informati giorno per giorno. 
La mia partenza non porta nessun ritardo sul mio congedamento.
Aff.mi baci

12-7-19
Cari Genitori,
Continuo nella mia solita vita, oggi abbiam fatto una marcia fino a Castel Goffredo. Qui non sono successi disordini però anche qui è stato applicato il calmiere di Mantova.
Salute sempre ottima.
Aff.mi baci
Figlio Giuseppe

Nonostante nella lettera del 13 si parli di congedamento questo è ancora bel lontano.
Nel '20 infatti è ancora di servizio ad Aosta...

29/10/20 - Aosta
Sono giunto qui felicemente. Fa fresco ma si sta molto bene. Colleghi simpatici, superiori buoni, appetito e mensa squisita.
Sono alloggiato all'albergo non essendovi camere disponibili.
Scrivetemi presto
S.T. Favergiotti Giuseppe
4° Alp. 41° Comp. Aosta

Aosta 19-12-920
Da due giorni cade abbondante la neve e se continua così per qualche tempo rimarremo certamente bloccati.
E' una cuccagna per noi perchè così si evita l'istruzione in piazza d'armi.
La salute mia è sempre perfetta e spero altrettanto di voialtri.
Auguro che possiate passar bene le feste di Natale mentre dal canto mio farò tutto il possibile.
Affettuosi baci

...mentre nel '21 è sulla linea di armistizio in Croazia:

Kastav, 19-2-21

Carissimi
Mi trovo abbastanza bene qui in un paesetto croato di qualche migliaio di abitanti. Il servizio non è pesante, l'aria è buona, appetito molto e salute sempre eccellente.
L'unico inconveniente è la mancanza assoluta di acqua, che dobbiamo far arrivare quassù per mezzo di botti. Ho comperato ad Aosta le scarpe 92£.
Aff.mi baci

26-2-21
Carissimi.
sempre mi trovo in buona salute.
Probabilmente fra poco sgombreremo questo territorio e scenderemo ad Abbazia in attesa di rientrare ad Aosta fra qualche mese. Qui si sta bene per intanto.
Aff.mi baci

Nella lettera seguente è interessante seguire il percorso che deve affrontare la Posta Militare prima di arrivare a destinazione:

Ca Forestale, 1 Marzo

Carissimi,
da sette giorni mi trovo quì, lungo la linea coi serbo-croati-sloveni. Non mi trovo mica male. Siamo in mezzo alla neve, accantonati in baracche di legno e dormiamo nei sacchi di pelle di capra. Non è come dormire nel mio letto di Novara ma pur essendo un po' scomodi, si sta al caldo. L'aria è buona, c'è appetito e salute, non avete quindi da pensar male. Il servizio non è pesante: un po' di vigilanza, pattuglie notturne e diurne e basta.
Il male è che fin'ora ho ricevuto notizie da voi solo una volta. E' vero che prima di giungere a me la posta deve fare un lungo giro. Da Volosca ove si trova il comando di Divisione sale per mezzo di carrette fino a Kastav ove si trova il Batt. Aosta, di li sempre a mezzo di carrette va a Klana ove ci sono le nostre salmerie e giunge finalmente qui per mezzo dei muli a basto che ci portano i viveri. Come vedete il giro è un po' lungo. Ad ogni modo se vi è possibile scrivete almeno una volta a settimana una lettera. Se avete qualcosa da dire, non adoperate cartoline, prima di giungere qui saranno lette da almeno cinquanta conducenti. Io farò di tutto per tenervi al corrente di ciò che mi accade.
Affettuosi Baci vostro figlio.

Nei mesi successivi continua la solita attività, mentre il rientro ad Aosta viene sempre rimandato:

23-3-21

Scusatemi se scrivo un po' di rado, ma in questi giorni sono stato sempre assente per eseguire ricognizioni. Partirò di nuovo al giorno 25 e starò assente tre o quattro giorni. E spero sia l'ultima.
Entro la prima quindicina di Aprile probabilmente rientriamo ad Aosta.
Salute come sempre più che ottima.
Aff.mi auguri di Buona Pasqua e carissimi baci

Kastav 28-3-21
Carissimi,
son ritornato dalla mia escursione sano e più in gamba di prima. Ora mi trovo qui a Kastav alla sede del Battaglione. C'è poco da fare e si sta abbastanza bene. Pare che la partenza del battaglione per l'Italia sia stata rimandata, non si sa di quanto. Ad ogni modo, tolta la lontananza da casa io mi trovo benissimo anche qui.
Salute sempre ottima.
Aff.mi saluti e baci

5-4-21
Non so se avete già ricevuto notizia che la partenza del Battaglione per Aosta è stata rimandata, speriamo di poco.
Ad ogni modo io mi trovo benissimo anche qui dove c'è poco da fare.
Salute più che ottima.
Aff.mi baci

Kastav, 9-4-921
Carissimi,
scrivo pur non avendo nulla d'importante da comunicarvi tanto perchè sappiate come mi trovo sempre bene.
Lavoro poco e passo buona parte della giornata facendo passeggiate coi soldati. Mi sono fatto fare una divisa nuova grigioverde perchè la vecchia è ormai indecente. La butto via perchè non saprei come trasportarla, con me ho già il sacco a pelo che ingombra e la mantella bleu che in caso di trasloco ingombra da sola buona parte di una cassetta. Resto però sempre con due divise, una di fatica (quella che mi son fatto fare colla mantellina a Novara) e la nuova che servirà nelle occasioni.
Intanto per ora non ho bisogno di niente.
Mangio e bevo bene, dormo meglio ed aspetto che il tempo passi e che il Battaglione si decida a rientrare, potrò così riabbracciarvi in qualche breve scappata a casa.
Affettuosi saluti e cari baci.

Il battaglione però non rientra e, un mese dopo, si trova sulle stesse posizione impegnato nei passaggi di consegna dei territori alla truppe serbe, di cui ci tramanda delle interessanti testimonianze:

10-05-921
Carissimi,
sebbene, sempre per causa di questo maledetto sciopero ferroviario, le vostre notizie siano un po' rare scrivo sapendo quanto piacere vi fa il ricevere mie nuove.
Sono rientrato alla sede del Battaglione a Kastav in attesa di recarmi più oltre, lungo la linea di occupazione nostra. Perchè si è già cominciato lo sgombero di queste terre e per il giorno 14 le truppe serbe saranno a pochi kilometri da Kastav lungo la linea provvisoria.
Il paese però sarà ancora occupato dagli Italiani fino a nuovi ordini.
Durante queste zone di operazioni abbastanza delicate nulla di anormale è successo finora; un'ora dopo che gli italiani hanno sgombrato un paese entrano loro; musiche, sbandieramenti, canti, grande entusiasmo nella popolazione ma nessun grido ostile al nostro indirizzo. Il contegno dei nostri alpini è troppo fermo e deciso ed i serbi riconoscono di essere troppo male armati.
A Ternodizia le autorità serbe nel prendere possesso del municipio si accorsero che esisteva ancora una bandiera italiana da noi dimenticata. Un ufficiale in persona è venuto a restituirla alle nostre linee.
Vedete dunque che ci temono abbastanza e ci rispettano profondamente. Ci hanno dato più filo da torcere a Ca' Forestale.
Ora pare che si siano fatti fin troppo remissivi perchè al minimo incidente cesserebbe lo sgombero e si procederebbe forse ad altre occupazioni ciò che non converrebbe a loro.
La mia salute è sempre più che buona e accenno a diventare anche più grasso e più nero; da unasettimana c'è un sole che spacca le pietre. Appena ci sarà possibile andremo giù al mare a far dei bagni.
Attendo ansioso vostre notizie, spero siano buone.
Affettuosi saluti e baci carissimi, figlio Giuseppe

Con questa cartolina si concludono le testimonianze giunte fino a noi.

A cura di
Arturo E.A.

Note:
(1) D.l. lgt. 10 febbraio 1918, n.132, in Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti del Rgno d'Italia, 1918, pp. 265-266; le istruzioni fissavano la sessione della leva 1900 tra il 26 febbraio ed il 31 maggio 1918 (circolare 18 febbraio 1918, n.73, in "Giornale Militare Ufficiale", 1918, pp. 149-157)
(2) Tratto da "La grande guerra '15'18: i quattro giuramenti clusonesi" di Sergio Giudici, pubblicato su "Araberara" del 09/08/2013, p. 8, 55;