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Aldo Estrafallaces nacque il 3 settembre 1893 a Lecce, figlio di Adolfo e di Clori Mainardi.
Il padre, nato nel 1856, era un ufficiale del ruolo contabile del Regio Esercito; proveniente dai sottufficiali [1], aveva svolto la propria carriera presso vari reparti, di stanza in diverse città della Penisola. La famiglia contava già almeno due bimbe, Clelia, nata nel 1888, ed Elisa, nata nel 1889, poi entrambe funzionarie nell'amministrazione delle Poste e Telegrafi. Dopo la nascita di Aldo, nel 1900 gli nacque un'altra sorella, Ada, poi destinata a una brillante carriera negli studi, in ambito fisico-matematico, seguita nel 1903 da un fratello, Ugo, il quale avrebbe poi anch'egli abbracciato la carriera delle armi.
Tornando al padre Adolfo, perlomeno dalla primavera del 1894 egli prestava servizio presso il Distretto Militare di Lecce. Qui, peraltro, nel maggio del 1894 si era reso protagonista di un atto di coraggio, che gli valse la Medaglia di Bronzo al Valor Civile con questa motivazione:
"Il 27 maggio 1894, in Lecce, affrontava e riusciva a disarmare, dopo viva colluttazione, un pazzo furioso che aveva già ferito con una sciabola quattro persone" [2].
In seguito, la famiglia si trasferì in altre località, rientrando infine a Lecce, ove si stabilì definitivamente. Adolfo Estrafallaces si sarebbe poi congedato dall'esercito, con il grado di maggiore, iniziando un'attività in ambito vinicolo (venendo poi regolarmente menzionato nell'Annuario vinicolo d'Italia, sino agli anni Venti).
Aldo, dunque, rientrò a Lecce da bambino. Ivi svolse le scuole, iscrivendosi poi al R. Istituto Tecnico "Oronzo Gabriele Costa", ove si diplomò.
Deciso ad intraprendere la carriera militare, frequentò poi i corsi dell'Accademia di Torino, destinato all'arma di artiglieria. Con R.D. del 20 novembre del 1913, fu quindi nominato sottotenente d'artiglieria con anzianità 23 febbraio 1913 (in GU n. 299 del 1913).
A far data dal 22 agosto 1914, fu poi destinato al 24° reggimento Artiglieria da campagna, quale sottotenente allievo del 1° corso della scuola d'applicazione di artiglieria e genio. Alcuni mesi dopo, fu trasferito al 13° reggimento Artiglieria da campagna, con sede a Roma.
Con tale reparto, Estrafallaces fu mobilitato l'anno seguente, nella primavera del 1915. Dall'inizio della campagna di guerra, il giovane ufficiale prestò servizio nel settore del Basso Isonzo: in particolare, dall'estate del 1915, le batterie del gruppo cui era assegnato Estrafallaces furono postate nel settore di San Pier d'Isonzo (al tempo, anche denominato San Pietro all'Isonzo). Si trattava della zona retrostante alle posizioni del settore Redipuglia - Polazzo.
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| Aldo Estrafallaces in uniforme da ufficiale d'artiglieria. |
Lo stesso, sanguinoso settore in cui, in quelle stesse settimane, si sarebbero innumerevoli epopee - tragiche ed eroiche - alcune delle quali abbiamo raccontato su queste pagine: quali, ad esempio, la vicenda del giovane sottotenente Umberto Desderi o quella del colonnello Mario Robert.
In questo difficile contesto, Aldo Estrafallaces sa, sin dall'inizio, farsi onore e meritarsi l'apprezzamento dei propri superiori.
Proposto per la medaglia d'argento dal comandante del Gruppo d'artiglieria, gli sarebbe infine stata conferita (come in B.U. del 4 dicembre 1915), la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:
"Mentre la batteria era sottoposta ad un violento e ben aggiustato fuoco d'artiglieria, sprezzante del pericolo, percorreva la linea dei pezzi solo curandosi del funzionamento della batteria e della copertura dei serventi. - San Pietro all'Isonzo, 2 luglio 1915"
Aldo fu dunque promosso al grado di tenente con D. Lgt. del 9 settembre 1915 (in GU n. 243 del 1915).
Il 3 novembre 1915, il comandante del 13° reggimento, col. Ferrario, così si esprimeva riguardo al giovane subalterno, :
"Il tenente Estrafallaces è già stato da me promosso [rectius: proposto] per la medaglia di bronzo per il suo fermo contegno nella batteria che seppe mantenere tranquillamente in azione regolare sotto al fuoco esatto dei 305 nemici. Poscia fu proposta per medaglia d'argento dal suo Capogruppo per alcune arditissime ricognizioni.
Ora un altro fatto mette in luce il valore dell'ufficiale e m'induce alla presente proposta che da tempo ho in mente di fare. Ieri la prima batteria è stata fatta oggetto di un tiro violento ed esattissimo di medio e di piccolo calibro, a granata e shrapnel, nemico. Malgrado ciò la batteria non solo non ha interrotto il fuoco, seguendo gli appelli della vicina Divisione seriamente impegnata sulle trince....insentifica al massimo il suo fuoco, quanto più intensa era la tempesta dell'avversario. Il tenente Estrafallaces era a dirigere i pezzi. Ma oltre che all'atto immediato devo aggiungere che per recenti avvenimenti (ammalato da tempo il suo Comandante di betteria, da pochi giorni sostituito) a lui risale in gran parte il merito della salda educazione della batteria. Fu lui che la compose or circa un anno a Nettuno; da allora ei si dedicò ad essa con amore e costanza vivendo sempre in mezzo ai suoi soldati che gli sono devotissimi. Ciò, aggiunto alla sua serietà, alla sua competenza tecnica, all'amore allo studio e al servizio, costituisce precisamente quell'insieme di qualità che è nello spirito della circolare....del Comando Supremo. Perciò lo propongo, nell'interesse anche del servizio, per l'avanzamento a scelta a capitano per merito di guerra con la seguente motivazione:
"per la valorosa condotta e l'esperienza tecnica ripetutamente dimostrata come sottocomandante di batteria nella direzione del fuoco sotto i tiri violenti ed aggiustati dell'avversario...giugno a novembre 1915".
Aldo Estrafallaces, giovanissimo, era quindi prossimo a raggiungere il grado di capitano. Queste soddisfazioni, tuttavia, sarebbero durate solo lo spazio di qualche giorno.
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| Cartolina reggimentale, prebellica, del 13° regg. artiglieria da campagna. |
Nei bombardamenti che precedevano l'avvio della Quarta Battaglia dell'Isonzo, il brillante ufficiale, sempre al comando della sua batteria, fu purtroppo raggiunto da una palletta di shrapnel, che lo colpì alla testa. Raccolto dai suoi uomini, fu rapidamente trasportato presso l'Ospedaletto da Campo n. 86.
L'8 novembre, scrisse al padre Adolfo il maggiore Alfredo Cannoniere, diretto superiore di Aldo:
"Egregio Collega, coll'animo attristato dal più profondo dolore, ti annunzio che il tuo Aldo, mio diletto e più bravo ufficiale, è stato ferito al capo da una palletta di shrapls il 6 corrente sul Carso. La ferita è grave, però si spera salvarlo ed oltre alle cure dei medici, varranno a tenerlo in vita le preghiere di tutti noi ufficiali e militari del gruppo che lo adoravano.
Tuo figlio il mio migliore ufficiale è stato proposto per una medaglia di bronzo e per la promozione a capitano per merito di guerra. Sono certo otterrà tutto e godrà in seno alla famiglia i meritati onori. Trovasi per ora a.... all'ospedale; il suo attendente non lo lascia un momento! Gli ufficiali del Gruppo si recano di continuo a trovarlo. All'ospedaletto vi è il capitano Za che ti conosce e che s'interessa per il bravo Aldo. Ti terrò informato.
Non ti ho telegrafato per non arrecarti un dolore rude. Coraggio e spera in Dio, e nella salute e forza di tuo figlio. Ad ogni modo checché avvenga, abbiti le mie congratulazioni per tuo figlio, che è un ufficiale raro di altri tempi. Gli voglio bene come mio figlio. Una stretta di mano, tuo aff.mo collega Alfredo Cannoniere."
Da notare che Cannoniere - dal presago cognome - sarebbe poi stato destinato a comandare, da colonnello, l'artiglieria del XXVII Corpo d'Armata agli ordini del gen. Pietro Badoglio, nel 1917; ossia, i cannoni che, nella fatale notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917, tacquero, agevolando non poco lo sfondamento delle linee italiane nel settore di Caporetto, con quel che poi ne seguì. Ma è altra storia.
Due giorni dopo, a scrivere al padre di Aldo fu il capitano Giovanni Za, in servizio presso l'Ospedaletto da Campo n. 86:
"Gent.mo signor Maggior, come ha saputo da precedenti notizie, il suo caro Aldo trovasi ricoverato in questo Ospedaletto da Campo n. 86 dove io trovomi quale capitano d'Amministrazione. Egli venne ferito giorni or sono alla testa e le sue condizioni vanno leggermente migliorando. Data la conoscenza che il mio amato genitore aveva con Lei, mi sono fatto un dovere di scriverle la presente.
Io sono sempre al capezzale del suo amato figliolo prodigandogli cure più che fraterne. Tutto ciò di cui dispone la scienza è stato e sarà fatto tanto più che del valorosissimo ed intelligente ufficiale si interessa vivamente S.A. il Duca d'Aosta il quale è venuto a visitarlo e giornalmente manda a prendere sue notizie.
Stia tranquilla ed abbia fiducia in Colui che tutto può."
Aldo si trascinò, tra la vita e la morte, ancora per qualche giorno, sino alla sera del 13 novembre. Spirò così, tra le braccia del padre Adolfo, come avrebbe riportato il Corriere Meridionale qualche giorno dopo:
"Solo, lieve conforto per la sua famiglia, è che l'ha potuto assistere il suo povero padre nei pochi giorni che il prode sopravvisse alla mortale ferita alla testa. Il padre ha raccolto l'ultimo bacio, l'ultimo anelito della sua vita, ed è tornato qui, tra noi, straziato dal dolore ma giustamente superbo del suo povero figlio, che è stato veramente l'esempio del valore italiano, per cui si sono vivamente interessate di lui le LL.AA. il Duca e la Duchessa di Aosta e il Duca delle Puglie.
Il caro giovane, scortato dal suo cannone, dal suo povero padre e dai superiori, è stato seppellito per desiderio espresso dal suo comandante nel cimitero a San Pietro all'Isonzo, mentre il sibilo degli obici nemici faceva eco alle vibranti parole di lode che si pronunziavano in sua memoria."
Come riferito dalla stampa, le sue spoglie furono dunque inumate nel cimitero di guerra di San Pier d'Isonzo.
La notizia della morte sarebbe stata divulgata dalla stampa solo una settimana dopo, come riportato su La Provincia di Lecce del 21 novembre 1915:
"Con sincero rammarico è stata appresa la morte del giovanissimo nostro concittadino capitano d'artiglieria Aldo Estrafallaces, figlio del maggiore contabile cav. Adolfo Estrafallaces. Aldo Estrafallaces era davvero un valoroso: in cinque mesi aveva ottenuto due promozioni ed era stato fregiato con medaglia.
Il giorno 6 corr. fu colpito gravemente e dopo dolorose sofferenze sopportate con coraggio e rassegnazione cessava di vivere la sera del 13, fra le braccia del padre, accorso al triste annunzio. Aldo Esrafallaces non aveva che 24 anni ed ha segnato il suo nome fra i più prodi figli che l'Italia ha immolato per la sua grandezza."
Nell'aprile del 1916, cinque mesi dopo la sua morte, per il contegno da lui tenuto il 30 luglio precedente a San Pietro all'Isonzo, gli sarebbe poi stata conferita, postuma, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare (con D.Lgt. 9 aprile 1916, in B.U. 82 dell'11 aprile 1916) con la seguente motivazione:
"Sottocomandante di batteria, in un momento importante del combattimento, dando esempio di serena fermezza, manteneva ininterrotto un tiro di precisione dei suoi pezzi, mentre sette granate da 305 cadevano sul terreno della batteria. - San Pietro all'Isonzo, 30 luglio 1915".
Si tratta, appunto, della Medaglia di Bronzo che ha costituito lo spunto per questo breve articolo, che dedichiamo alla memoria di questo valoroso e sfortunato ufficiale.
A cura di Niccolò F.
NOTE
1. In G.U. n. 194 del 1883 è menzionato quale furiere maggiore nel 78° fanteria.
2. R.D. 30 dicembre 1894.








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