Come tanti altri nostri articoli, anche questo prende le mosse da una fotografia: ogni tanto, nello scorrere compulsivamente le inserzioni presenti su un "noto sito" di aste online, tre le centinaia di oggetti e fotografie d'epoca, l'occhio viene attirato da una singola figura; sarà per l'espressione, o il portamento, o un particolare dell'uniforme.
In questo caso, ci siamo imbattuti in un bel ritratto di un tenente colonnello di fanteria: al retro, oltre alla firma, una dedica:
"Alla mia adorata moglie, nel giorno solenne del suo compleanno" Parole che ci restituiscono un tempo lontano, in cui la ricorrenza più solenne, e nella quale si usava formulare gli auguri, non era il compleanno, bensì l'onomastico. Si pensi alla commovente statua di Costantino Barbella, L'onomastico del nonno.
Ma oltre a ciò, la firma posta in calce a tale affettuoso pensiero, ci permette di ripercorrere - per sommi capi - l'esistenza e la carriera del personaggio ritratto: Gino Cocchi.
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Gino Cocchi nasce a Pistoia - allora in provincia di Firenze - il 3 aprile del 1865 da un Luigi Cocchi, probabilmente solo omonimo del benemerito patriota budriese e colonnello nelle guerre d'Indipendenza.
Sia come sia, il giovane Gino, iniziati gli studi classici, è avviato alla carriera militare.
Nel 1883, quale alunno della seconda classe liceale, è ammesso alla scuola militare con obbligo di presentarvisi al 28 settembre, proveniente dal distretto militare di Pistoia.
Egli frequenta poi il biennio della scuola militare ed è nominato sottotenente con R.D. 25 agosto 1885, quale allievo del 2° anno, e destinato al 69° reggimento fanteria della Brigata "Ancona" per il servizio di prima nomina.
Cocchi rimarrà presso tale reparto per molti anni, seguendolo a Roma, nella nuova sede, e venendovi promosso al grado di tenente.
In tale posizione rimane sino al 1898, quando, promosso capitano, è trasferito al 61° reggimento della Brigata "Sicilia", assumendovi la carica di aiutante maggiore.
Successivamente, è nominato - in età piuttosto giovanile - cavaliere dell'Ordine della Corona d'Italia.
Nel 1902 è capitano presso il 64° reggimento fanteria della Brigata "Cagliari", ancora in Roma.
La presenza nella capitale, evidentemente, giova al nostro, che - a partire dal 1903 - è capitano applicato di stato maggiore presso il Riparto Operazioni del comando del Corpo di Stato Maggiore.
Rimane in tale posizione sino al 1908, sinché, nel 1909, è comandato presso il gabinetto civile del Ministero della Guerra, sempre a Roma.
Dopo anni trascorsi in una posizione così nevralgica, il cav. Cocchi è però esonerato e rientra nei ranghi della fanteria. Nel 1910, infatti, è in servizio come capitano presso l'82° reggimento fanteria della Brigata "Torino", con sede a Roma.
Di seguito è promosso al grado di maggiore con R.D. del 2 ottobre 1911 e destinato all'84° reggimento fanteria della Brigata "Venezia", con sede a Firenze.
In quelle stesse settimane, il reggimento si sta preparando a un grande cimento: la mobilitazione per la Guerra italo-turca, le cui ostilità si sono aperte il precedente 28 settembre, dopo la dichiarazione di guerra del Regno d'Italia all'Impero Ottomano.
L'84° Reggimento Fanteria -
insieme all'82° reggimento della Brigata "Torino" e ad altre truppe
di supporto - costituisce la 1^ Brigata della 1^ Divisione Speciale, al comando
del ten. gen. Guglielmo Pecori Giraldi.
Da Firenze, dunque, il reparto è trasferito, in
ferrovia, verso Roma, e poi da qui a Napoli. Tra l'8 e il 9
ottobre, difatti, tutti i reparti, giunti a Napoli, sono fatti sfilare sino al
porto, per essere imbarcati. Le truppe attraversarono i viali della
città partenopea in un'atmosfera di grande festa ed entusiasmo, salutati da una
massa imponente di popolazione, e dallo stesso Re Vittorio Emanuele III.
Nel
pomeriggio del giorno 9, le prime dodici navi del convoglio lasciano le
coste italiane, con la prora rivolta verso l'Africa. L'84° Regg. Fant. è imbarcato
sul piroscafo "America", il
quale, insieme al "Verona", è una delle navi più moderne e veloci del convoglio. Dunque, quando in
Italia giungono le notizie del primo attacco turco, sferrato nella notte tra il
7 e
l'8 ottobre, i comandi decidono di distaccare dal convoglio proprio
queste due
navi, per farle giungere il prima possibile sulle coste di Tripoli.
I due piroscafi attraccano di
fronte a Tripoli intorno alle ore 10 dell'11 ottobre e subito iniziano le operazioni di sbarco, ostacolate
dalle difficili condizioni del mare, dei primi 5000 uomini arrivati: essi fanno appunto parte dell'84° Regg. Fant., di due battaglioni del 40°, e di un
battaglione dell'11° Reggimento Bersaglieri.
Il maggiore Cocchi, al comando del proprio battaglione, parteciperà così a tutta la campagna dell'84° in terra d'Africa.
Nel giugno del 1912, egli si farà onore nei combattimenti di Zanzur, meritandosi un Encomio Solenne, poco dopo commutato in Medaglia di Bronzo al Valor Militare, con la seguente motivazione:
"Per le sagaci disposizioni date per l'impiego delle compagnie del suo battaglione, sotto vivo fuoco nemico." - Zanzur, 8 giugno 1912
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| Il cav. Cocchi, ten.col. del 127° regg. fanteria. (coll. dell'A.). |
Successivamente rimpatriato, rientra presso la sede del suo reggimento, a
Firenze.
Alla vigilia dell'ingresso del Regno d'Itala nella Prima guerra mondiale, Gino Cocchi è poi promosso tenente colonnello, con R.D. del 13 maggio 1915.
Viene, dunque, trasferito al 127° reggimento fanteria della Brigata "Firenze", con la cui uniforme viene immortalato nel bel ritratto fotografico da cui prende le mosse questo articolo. La fotografia viene scattata a Udine nello studio fotografico di Umberto De Faccio.
Al retro, porta la data del 17 agosto 1916, che ci rivela - essendo la ricorrenza di Santa Chiara da Montefalco - anche il nome della moglie del colonnello.
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| L'affettuosa dedica ai famigliari, riportata al tergo del ritratto del col. Cocchi. |
Nel 1917, infine, Gino Cocchi è trasferito al 66° reggimento fanteria della Brigata "Valtellina".
Il colonnello Cocchi, tuttavia, molto probabilmente si ammala. A far data dal 22 ottobre 1917 - proprio mentre sta per scaternarsi l'offensiva austro-tedesca nel settore di Caporetto, con quel che ne seguirà - Cocchi è posto in aspettativa per la durata di un anno, per "infermità non proveniente da cause di servizio".
Le sue condizioni si aggravano nel giro di pochi mesi, venendo infine ricoverato presso l'Ospedale Militare di Roma. Qui spira, il 19 gennaio 1918, a soli cinquantatre anni.
Con R.D. del 5 aprile del 1926 gli sarà concessa, postuma, la croce al merito di guerra.
Alla memoria di questo baldo ufficiale è dedicato questo articolo.
A cura di Niccolò F.