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sabato 21 febbraio 2026

Aldo Estrafallaces, valoroso artigliere - San Pietro all'Isonzo, luglio-novembre 1915

Proseguiamo le pubblicazioni per il 2026 con un breve articolo che prende le mosse da una recente acquisizione: una medaglia di bronzo al valor militare. Cercheremo così di ricordare il giovane ufficiale che se la meritò, centoundici anni fa.
 
Il recto della MBVM (coll. dell'A.).

***

Aldo Estrafallaces nacque il 3 settembre 1893 a Lecce, figlio di Adolfo e di Clori Mainardi. 

Il padre, nato nel 1856, era un ufficiale del ruolo contabile del Regio Esercito; proveniente dai sottufficiali [1], aveva svolto la propria carriera presso vari reparti, di stanza in diverse città della Penisola. La  famiglia contava già almeno due bimbe, Clelia, nata nel 1888, ed Elisa, nata nel 1889, poi entrambe funzionarie nell'amministrazione delle Poste e Telegrafi. Dopo la nascita di Aldo, nel 1900 gli nacque un'altra sorella, Ada, poi destinata a una brillante carriera negli studi, in ambito fisico-matematico, seguita nel 1903 da un fratello, Ugo, il quale avrebbe poi anch'egli abbracciato la carriera delle armi.

Tornando al padre Adolfo, perlomeno dalla primavera del 1894 egli prestava servizio presso il Distretto Militare di Lecce. Qui, peraltro, nel maggio del 1894 si era reso protagonista di un atto di coraggio, che gli valse la Medaglia di Bronzo al Valor Civile con questa motivazione:

"Il 27 maggio 1894, in Lecce, affrontava e riusciva a disarmare, dopo viva colluttazione, un pazzo furioso che aveva già ferito con una sciabola quattro persone" [2].

In seguito, la famiglia si trasferì in altre località, rientrando infine a Lecce, ove si stabilì definitivamente.  Adolfo Estrafallaces si sarebbe poi congedato dall'esercito, con il grado di maggiore, iniziando un'attività in ambito vinicolo (venendo poi regolarmente menzionato nell'Annuario vinicolo d'Italia, sino agli anni Venti).

Aldo, dunque, rientrò a Lecce da bambino. Ivi svolse le scuole, iscrivendosi poi al R. Istituto Tecnico "Oronzo Gabriele Costa", ove si diplomò. 

Deciso ad intraprendere la carriera militare, frequentò poi i corsi dell'Accademia di Torino, destinato all'arma di artiglieria. Con R.D. del 20 novembre del 1913, fu quindi nominato sottotenente d'artiglieria con anzianità 23 febbraio 1913 (in GU n. 299 del 1913).

A far data dal 22 agosto 1914, fu poi destinato al 24° reggimento Artiglieria da campagna, quale sottotenente allievo del 1° corso della scuola d'applicazione di artiglieria e genio. Alcuni mesi dopo, fu trasferito al 13° reggimento Artiglieria da campagna, con sede a Roma.

Con tale reparto, Estrafallaces fu mobilitato l'anno seguente, nella primavera del 1915. Dall'inizio della campagna di guerra, il giovane ufficiale prestò servizio nel settore del Basso Isonzo: in particolare, dall'estate del 1915, le batterie del gruppo cui era assegnato Estrafallaces furono postate nel settore di San Pier d'Isonzo (al tempo, anche denominato San Pietro all'Isonzo). Si trattava della zona retrostante alle posizioni del settore Redipuglia - Polazzo.

Aldo Estrafallaces in uniforme da ufficiale d'artiglieria.
 

Lo stesso, sanguinoso settore in cui, in quelle stesse settimane, si sarebbero innumerevoli epopee - tragiche ed eroiche - alcune delle quali abbiamo raccontato su queste pagine: quali, ad esempio, la vicenda del giovane sottotenente Umberto Desderi o quella del colonnello Mario Robert.

In questo difficile contesto, Aldo Estrafallaces sa, sin dall'inizio, farsi onore e meritarsi l'apprezzamento dei propri superiori. 

Proposto per la medaglia d'argento dal comandante del Gruppo d'artiglieria, gli sarebbe infine stata conferita (come in B.U. del 4 dicembre 1915), la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione:

"Mentre la batteria era sottoposta ad un violento e ben aggiustato fuoco d'artiglieria, sprezzante del pericolo, percorreva la linea dei pezzi solo curandosi del funzionamento della batteria e della copertura dei serventi. - San Pietro all'Isonzo, 2 luglio 1915" 

Il recto della MBVM conferita al ten. Estrafallaces (coll. dell'A.).

Aldo fu dunque promosso al grado di tenente con D. Lgt. del 9 settembre 1915 (in GU n. 243 del 1915).

Il 3 novembre 1915, il comandante del 13° reggimento, col. Ferrario, così si esprimeva riguardo al giovane subalterno, :

"Il tenente Estrafallaces è già stato da me promosso [rectius: proposto] per la medaglia di bronzo per il suo fermo contegno nella batteria che seppe mantenere tranquillamente in azione regolare sotto al fuoco esatto dei 305 nemici. Poscia fu proposta per medaglia d'argento dal suo Capogruppo per alcune arditissime ricognizioni.

Ora un altro fatto mette in luce il valore dell'ufficiale e m'induce alla presente proposta che da tempo ho in mente di fare. Ieri la prima batteria è stata fatta oggetto di un tiro violento ed esattissimo di medio e di piccolo calibro, a granata e shrapnel, nemico. Malgrado ciò la batteria non solo non ha interrotto il fuoco, seguendo gli appelli della vicina Divisione seriamente impegnata sulle trince....insentifica al massimo il suo fuoco, quanto più intensa era la tempesta dell'avversario. Il tenente Estrafallaces era a dirigere i pezzi. Ma oltre che all'atto immediato devo aggiungere che per recenti avvenimenti (ammalato da tempo il suo Comandante di betteria, da pochi giorni sostituito) a lui risale in gran parte il merito della salda educazione della batteria. Fu lui che la compose or circa un anno a Nettuno; da allora ei si dedicò ad essa con amore e costanza vivendo sempre in mezzo ai suoi soldati che gli sono devotissimi. Ciò, aggiunto alla sua serietà, alla sua competenza tecnica, all'amore allo studio e al servizio, costituisce precisamente quell'insieme di qualità che è nello spirito della circolare....del Comando Supremo. Perciò lo propongo, nell'interesse anche del servizio, per l'avanzamento a scelta a capitano per merito di guerra con la seguente motivazione:

"per la valorosa condotta e l'esperienza tecnica ripetutamente dimostrata come sottocomandante di batteria nella direzione del fuoco sotto i tiri violenti ed aggiustati dell'avversario...giugno a novembre 1915". 

Aldo Estrafallaces, giovanissimo, era quindi prossimo a raggiungere il grado di capitano. Queste soddisfazioni, tuttavia, sarebbero durate solo lo spazio di qualche giorno. 

Cartolina reggimentale, prebellica, del 13° regg. artiglieria da campagna.
 

Nei bombardamenti che precedevano l'avvio della Quarta Battaglia dell'Isonzo, il brillante ufficiale, sempre al comando della sua batteria, fu purtroppo raggiunto da una palletta di shrapnel, che lo colpì alla testa. Raccolto dai suoi uomini, fu rapidamente trasportato presso l'Ospedaletto da Campo n. 86.

L'8 novembre, scrisse al padre Adolfo il maggiore Alfredo Cannoniere, diretto superiore di Aldo:

"Egregio Collega, coll'animo attristato dal più profondo dolore, ti annunzio che il tuo Aldo, mio diletto e più bravo ufficiale, è stato ferito al capo da una palletta di shrapls il 6 corrente sul Carso. La ferita è grave, però si spera salvarlo ed oltre alle cure dei medici, varranno a tenerlo in vita le preghiere di tutti noi ufficiali e militari del gruppo che lo adoravano. 

Tuo figlio il mio migliore ufficiale è stato proposto per una medaglia di bronzo e per la promozione a capitano per merito di guerra. Sono certo otterrà tutto e godrà in seno alla famiglia i meritati onori. Trovasi per ora a.... all'ospedale; il suo attendente non lo lascia un momento! Gli ufficiali del Gruppo si recano di continuo a trovarlo. All'ospedaletto vi è il capitano Za che ti conosce e che s'interessa per il bravo Aldo. Ti terrò informato. 

Non ti ho telegrafato per non arrecarti un dolore rude. Coraggio e spera in Dio, e nella salute e forza di tuo figlio. Ad ogni modo checché avvenga, abbiti le mie congratulazioni per tuo figlio, che è un ufficiale raro di altri tempi. Gli voglio bene come mio figlio. Una stretta di mano, tuo aff.mo collega Alfredo Cannoniere."

Da notare che Cannoniere - dal presago cognome - sarebbe poi stato destinato a comandare, da colonnello, l'artiglieria del XXVII Corpo d'Armata agli ordini del gen. Pietro Badoglio, nel 1917; ossia, i cannoni che, nella fatale notte tra il 24 e il 25 ottobre 1917, tacquero, agevolando non poco lo sfondamento delle linee italiane nel settore di Caporetto, con quel che poi ne seguì. Ma è altra storia.

Due giorni dopo, a scrivere al padre di Aldo fu il capitano Giovanni Za, in servizio presso l'Ospedaletto da Campo n. 86:

"Gent.mo signor Maggior, come ha saputo da precedenti notizie, il suo caro Aldo trovasi ricoverato in questo Ospedaletto da Campo n. 86 dove io trovomi quale capitano d'Amministrazione. Egli venne ferito giorni or sono alla testa e le sue condizioni vanno leggermente migliorando. Data la conoscenza che il mio amato genitore aveva con Lei, mi sono fatto un dovere di scriverle la presente.

Io sono sempre al capezzale del suo amato figliolo prodigandogli cure più che fraterne. Tutto ciò di cui dispone la scienza è stato e sarà fatto tanto più che del valorosissimo ed intelligente ufficiale si interessa vivamente S.A. il Duca d'Aosta il quale è venuto a visitarlo e giornalmente manda a prendere sue notizie.

Stia tranquilla ed abbia fiducia in Colui che tutto può." 

 Aldo si trascinò, tra la vita e la morte, ancora per qualche giorno, sino alla sera del 13 novembre. Spirò così, tra le braccia del padre Adolfo, come avrebbe riportato il Corriere Meridionale qualche giorno dopo:

"Solo, lieve conforto per la sua famiglia, è che l'ha potuto assistere il suo povero padre nei pochi giorni che il prode sopravvisse alla mortale ferita alla testa. Il padre ha raccolto l'ultimo bacio, l'ultimo anelito della sua vita, ed è tornato qui, tra noi, straziato dal dolore ma giustamente superbo del suo povero figlio, che è stato veramente l'esempio del valore italiano, per cui si sono vivamente interessate di lui le LL.AA. il Duca e la Duchessa di Aosta e il Duca delle Puglie.

Il caro giovane, scortato dal suo cannone, dal suo povero padre e dai superiori, è stato seppellito per desiderio espresso dal suo comandante nel cimitero a San Pietro all'Isonzo, mentre il sibilo degli obici nemici faceva eco alle vibranti parole di lode che si pronunziavano in sua memoria." 

Come riferito dalla stampa, le sue spoglie furono dunque inumate nel cimitero di guerra di San Pier d'Isonzo.

La notizia della morte sarebbe stata divulgata dalla stampa solo una settimana dopo, come riportato su La Provincia di Lecce del 21 novembre 1915:

"Con sincero rammarico è stata appresa la morte del giovanissimo nostro concittadino capitano d'artiglieria Aldo Estrafallaces, figlio del maggiore contabile cav. Adolfo Estrafallaces. Aldo Estrafallaces era davvero un valoroso: in cinque mesi aveva ottenuto due promozioni ed era stato fregiato con medaglia.

Il giorno 6 corr. fu colpito gravemente e dopo dolorose sofferenze sopportate con coraggio e rassegnazione cessava di vivere la sera del 13, fra le braccia del padre, accorso al triste annunzio. Aldo Esrafallaces non aveva che 24 anni ed ha segnato il suo nome fra i più prodi figli che l'Italia ha immolato per la sua grandezza."

Nell'aprile del 1916, cinque mesi dopo la sua morte, per il contegno da lui tenuto il 30 luglio precedente a San Pietro all'Isonzo, gli sarebbe poi stata conferita, postuma, la Medaglia di Bronzo al Valor Militare (con D.Lgt. 9 aprile 1916, in B.U. 82 dell'11 aprile 1916) con la seguente motivazione:

"Sottocomandante di batteria, in un momento importante del combattimento, dando esempio di serena fermezza, manteneva ininterrotto un tiro di precisione dei suoi pezzi, mentre sette granate da 305 cadevano sul terreno della batteria. - San Pietro all'Isonzo, 30 luglio 1915".

Si tratta, appunto, della Medaglia di Bronzo che ha costituito lo spunto per questo breve articolo, che dedichiamo alla memoria di questo valoroso e sfortunato ufficiale.

 

A cura di Niccolò F. 

 

NOTE

1. In G.U. n. 194 del 1883 è menzionato quale furiere maggiore nel 78° fanteria. 

 2. R.D. 30 dicembre 1894.

sabato 8 novembre 2025

La brevissima guerra del sottotenente Desderi - Colle Sant'Elia, 9-12 giugno 1915

Dopo oltre un anno riprendiamo - senza promesse di continuità - le nostre modeste pubblicazioni in questo spazio virtuale. Lo facciamo con un post molto breve, che racconta una storia di guerra ancor più breve ma, nella sua tragicità, esemplare. 

Lo faremo, come sempre, partendo da un oggetto: un diploma relativo al conferimento di una Medaglia d'Argento al Valor Militare.

***

Alessio Desderi aveva scelto sin da giovane di abbracciare la carriera militare. Ammesso alla Scuola Militare come allievo del 1° anno nel 1881, vi svolse i corsi per allievo ufficiale, venendo promosso sottotenente nel 1883 ed assegnato al 77° reggimento fanteria della Brigata "Toscana".

Desderi sarebbe rimasto molti anni presso tale reparto, seguendolo nelle varie sedi. Nel 1889, in particolare, mentre il reggimento era di stanza in Puglia, Desderi - nel frattempo promosso tenente - si ritrovò in una spiacevole circostanza: il 30 marzo di quell'anno, il suo plotone era stato richiamato a San Nicandro Garganico, ove si era radunata una folla di contadini inferociti.

D'un tratto, la folla accerchiò il plotone del Desderi; la situazione avrebbe potuto precipitare se non fosse intervenuto un drappello di finanzieri a disperdere i tumultuanti.

Una descrizione dei fatti si trae dalle motivazioni delle due Medaglie di Bronzo al Valor Militare che furono conferite al comandante dei finanzieri, tenente Saverio Pintabono, e al Desderi stesso:

Pintabono Saverio, tenente nelle guardie di finanza: Il 30 marzo 1889, con slancio ed energia intervenne alla testa delle sue guardie, a disperdere una massa di contadini armati che in S. Nicandro Garganico tentavano di accerchiare un plotone un plotone del 77 fanteria, e salvò il tenente, che lo comandava, da un colpo di scure di cui era fatto segno.

Desderi Alessio, tenente 77 fanteria: Nella suddetta circostanza, col suo contegno prudente ed energico, seppe, senza venire a mezzi estremi, impedire ai ribelli di devastare le proprietà private.

Archiviata tale fase della sua carriera, Desderi fu assegnato, sempre col grado di tenente, al Distretto Militare di Ancona. In tale posizione si trovava quando, nel 1896, si rese protagonista di un altro episodio valoroso, ottenendo un'altra Medaglia di Bronzo con la seguente motivazione:

Per avere affrontato un pazzo che, in luogo frequentato, sparava colpi di rivoltella contro i viandanti, e per essere riuscito a disarmarlo quando il medesimo già gli aveva puntato al petto la rivoltella. - Ancona, 11 aprile 1896.

Nel frattempo, però, al Desderi era capitata una cosa assai più importante: il 30 agosto del 1893, infatti, gli era nato un figlio, Umberto.

Un ragazzo dai tratti gentili, nato ad Ascoli Piceno, ove la famiglia Desderi aveva fissato la propria residenza in quel periodo.

Successivamente, i Desderi si sarebbero trasferiti a Lanciano, in provincia di Chieti. Qui Umberto avrebbe frequentato il R. Liceo-Ginnasio "Vittorio Emanuele II".

Nel 1912, il padre Alessio, nominato cavaliere della Corona d'Italia e promosso intanto al grado di capitano, sarebbe stato collocato a riposo dal Ministero della Guerra. Ancor di più, le aspettative della famiglia si sarebbero quindi probabilmente concentrate sul giovane Umberto, e sul suo promettente avvenire. Questi, diversamente dal padre, non avrebbe scelto di abbracciare immediatamente la carriera militare, verosimilmente iscrivendosi all'università.

Benché chiamato alle armi nel 1913, con la sua classe di leva, egli non avrebbe iniziato il suo percorso sotto le armi che nel corso dell'anno successivo, 1914.

Senza ritornare su fatti già narrati in altri articoli di questo blog, Desderi fu chiamato alle armi probabilmente nell'ambito della mobilitazione parziale susseguente allo scoppio delle ostilità in Europa, nell'estate del 1914.

Nel corso dell'autunno, sarebbe stato poi destinato alla Scuola Militare di Modena ove - sulle orme del padre - avrebbe terminato i corsi, ottenendo la nomina a sottotenente, con il mese di aprile del 1915.

Umberto Desderi, allievo della Scuola Militare di Modena.
 

Si era, oramai, alla vigilia dell'inizio delle ostilità anche per il Regno d'Italia.

Per il servizio di prima nomina, Umberto Desderi fu destinato al 17° reggimento fanteria della Brigata "Acqui", con sede in tempo di pace proprio nella sua città natale, Ascoli Piceno.

Le settimane successive costituirono, per l'Italia ed il suo esercito, una sorta di piano inclinato che, sempre più rapidamente, conduceva alla guerra.

Nell'ambito della mobilitazione generale del Regio Esercito, la Brigata "Acqui" fu infatti destinata alla 14a Divisione di Fanteria del VII Corpo d'Armata, a sua volta assegnato alla Terza Armata.

In vista dell'inizio delle ostilità con l'Austria-Ungheria, la "Acqui", il 21 maggio, lasciò quindi le proprie sedi (Ascoli per il 17°, Chieti per il 18°) avviandosi, in treno, verso la zona di guerra.

Alla sera del 28 maggio la "Acqui" giunse a Tapogliano, sulla riva occidentale dell'Isonzo, e fu posta appunto alle dipendenze della 14a Divisione.

Accanto alla 14a Divisione (Brigate "Acqui" e "Pinerolo") era schierata la 13a, costituita dalle Brigate "Granatieri" e "Messina". Tra i granatieri, vi era un giovane ufficiale, quasi coetaneo di Desderi e suo parigrado, Ugo Meacci: della sua vicenda - per molti aspetti analoga a quella di Desderi - abbiamo trattato in un nostro precedente articolo.

Il 7 giugno, la "Acqui" attraversò l’Isonzo sul ponte militare nei pressi di Pieris, trasferendosi a Turriaco.

Situazione delle forze contrapposte nel settore del basso Isonzo la sera dell'8 giugno 1915 (da L'Esercito italiano nella Grande guerra, op. cit.).

In quei giorni, nella zona tra Fogliano e Redipuglia si era verificata un’inondazione causata dalla fuoriuscita delle acque dal canale di irrigazione denominato "Canale Dottori".

Come ricorda la relazione ufficiale italiana,

    "la 14^ Divisione, per raggiungere l'obbiettivo costituito dal Monte Sei Busi, non aveva che una linea d'attacco difficile ed obbligata: il saliente S. Elia - Redipuglia, che si presentava come un ponte tra le due inondazioni." [1]
    Umberto Desderi, sottotenente del 17° Reggimento della Brig. "Acqui".
     

    Si opponeva alla Brigata "Acqui" la 2^ Brigata da montagna austriaca, disposta fra Sdraussina e Monte Cosich, con tre battaglioni in prima linea e due in seconda linea. In particolare, le alture di Redipuglia erano tenute del II battaglione del 70° reggimento A.U..

    Dettaglio dello schizzo precedente. Come si nota, la Brig. Acqui era schierata alla sinistra della "Pinerolo". A fronteggiarla, la 2^ Brigata da Montagna A.U

    Alle ore 4 del giorno 9 la Brigata "Acqui" attaccò con la propria ala destra (17°) poiché l'ala sinistra arrestata dall'inondazione. [2]

    Nel corso dell'azione, il sottotenente Desderi, al comando del suo plotone, si distinse per ardimento e tenacia. Purtroppo, il suo ardore giovanile dovette soccombere al fuoco della fucileria nemica. Ferito per ben cinque volte, fu recuperato ed allontanato dall'azione.
    Il suo contegno sarebbe stato premiato con la Medaglia d'Argento al Valor Militare:

    "Per il mirabile contegno mantenuto durante durante il combattimento, nel quale restò ferito per ben cinque volte" - Sant'Elia, 9 giugno 1915

     

    Diploma della Medaglia d'Argento al Valor Militare conferita al s.ten. Desderi (coll. dell'Autore).

    La giornata del 9 giugno, pur luttuosa per numero di perdite (400 uomini fuori combattimento, dei quali 14 ufficiali), vide però l'avanzata della Brigata "Acqui" e l'occupazione delle posizioni presso Sant'Elia.

    Il giovane ferito fu trasportato nelle retrovie sino a Cervignano, ove fu ricoverato presso l'Ospedale da Campo n. 037. Si trattava di un ospedale da campo da 150 posti, allestito presso la Scuola elementare "Riccardo Pitteri" di Cervignano [3].

    Lì, Umberto Desderi trascorse i suoi ultimi giorni, sinché vi spirò il 12 giugno.

    Dato che si era nei primissimi giorni di guerra, le sue spoglie - anziché in un cimitero militare, non ancora esistente - furono inumate nel cimitero civile di Cervignano.

    Dettaglio del diploma di conferimento (coll. dell'A.).

    La notizia sarebbe stata così riportata dalla stampa locale:

    "Lanciano, 9 agosto

    Il tenente Umberto Desderi, figlio del maggiore cav. Alessio, è caduto eroicamente sul campo di battaglia dopo la sesta ferita riportata. 

    Era uscito dalla Scuola di Modena, ove si distinse molto per studio e diligenza, nello scorso aprile. Entusiasta, partì per la guerra. Il Duca d'Aosta accompagnò la salma al cimitero [di Cervignano] ove pronunziò un vibrante discorso, rilevando gli atti di valore che il prode soldato compì. Depose poi la medaglia al valor militare sulle sacre spoglie.

    E noi, che lo conoscemmo tanto buono e di tanto alto ingegno, lo additiamo come primo eroe tra i figli della nostra Lanciano caduti per la grandezza della patria."

    Così si chiudeva, dunque, l'esistenza terrena di Umberto Desderi. Aveva combattuto un solo giorno, ma si era battuto come un leone.

    Dopo la costruzione del Sacrario di Redipuglia - che sarebbe sorto proprio di fronte all'insaguinato Colle Sant'Elia - i resti del s.ten. Desderi vi sarebbero stati traslati. Lì riposano tuttora [4].

    Alla sua memoria, e a quella dei suoi compagni d'arme, dedichiamo questo modesto articolo.


    A cura di Niccolò F.


    NOTE

    1. Relazione ufficiale, pag. 111, vol. 2, Tomo I.

    2. Relazione ufficiale, pag. 112, vol. 2, Tomo I.

    3.  Cfr.: https://www.sciando.it/wp/2016/02/04/cervignano-nella-grande-guerra-la-mappa-della-terza-armata/

    4. I resti del s.ten. Desderi riposano nel Loculo 12583, Gradone 7.



    BIBLIOGRAFIA

    - USSME, L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918), Vol. I, Tomo 1, Roma, Libreria dello Stato (nel testo: Relazione Ufficiale).

    - USSME, Riassunti storici dei Corpi e Comandi, Vari Volumi, Roma, Libreria dello Stato.

    sabato 11 novembre 2017

    La breve guerra del colonnello Robert - Il 122° Reggimento Fanteria a Polazzo , 25-27 luglio 1915

    La pubblicistica sulla Prima Guerra Mondiale, la stampa, persino il cinema, hanno instillato nell'immaginario collettivo - e specialmente in quello degli Italiani - un sentimento di profonda avversione, quando non di vivo disprezzo, verso la categoria degli ufficiali superiori. La fama più sinistra spetta certamente agli ufficiali generali - avvertiti come lontani dal combattimento e dagli umori della truppa -, mentre le figure dei colonnelli godono di una considerazione altalenante; costituendo, del resto, l'anello di congiunzione - nella catena di comando - tra gli ordini dei comandanti e la loro esecuzione da parte dei gregari, fossero essi uomini truppa, sottufficiali o ufficiali subalterni. Pensiamo, ad esempio, al personaggio del colonnello Dax in "Orizzonti di Gloria", l'antieroe interpretato da Kirk Douglas, stretto nella morsa tra i confliggenti doveri verso i superiori gerarchici e quelli verso i suoi soldati.

    La vicenda che tratteremo qui ci pare, in proposito, assai emblematica, involgendo, oltre al profilo schiettamente militare, anche la dimensione umana del suo protagonista. Anche in questo caso, il nostro articolo prende le mosse da alcuni oggetti: un piccolo lotto di fotografie cartonate recuperate grazie a un bravo venditore, che non ha voluto separarle l'una dall'altra.

    Mario Robert nacque a Torino il 1° aprile del 1861, giusto un paio di settimane dopo la proclamazione del Regno d'Italia e l'unificazione del Paese. Il padre, Giovanni Battista Robert, era un ufficiale di carriera dell'Armata Sarda la quale, proprio dal maggio di quell'anno, avrebbe assunto la denominazione di Regio Esercito Italiano. Al seguito della famiglia – e dei trasferimenti di reparto del padre -, il piccolo Mario si trasferì durante l'infanzia a Milano, risiedendo nella centralissima Via Solferino. Fu dunque ammesso allo storico Liceo "Parini", ove frequentò le classi ginnasiali e liceali, dal 1871/72 al 1875/76.

    Successivamente, seguendo le orme di suo padre, anche Mario Robert decise di intraprendere il mestiere delle armi. Nel 1878, a diciassette anni, fece dunque il suo ingresso nella Scuola Militare di Fanteria e Cavalleria di Modena. Uscitone sottotenente - con anzianità al 12 settembre 1879 -, fu assegnato all'arma di Fanteria, nella quale avrebbe servito per tutto il resto della sua carriera.


    Mario Robert, giovane capitano del Regio Esercito, in una foto datata al 1888 (collezione dell'autore).

    Intorno alla metà degli Anni Novanta, Robert fu assegnato ad un reparto di stanza nella città di Ascoli Piceno. Qui, baldanzoso ufficiale dal look all'umbertina, conobbe una giovane fanciulla del luogo, Luigia Spalazzi, di antica e facoltosa famiglia, con una forte tradizione risorgimentale alle spalle. Il padre di lei, professor Giovanni Spalazzi, era stato un importante esponente della carboneria marchigiana, combattente nelle Guerre d'Indipendenza, fervente mazziniano nonché stimato sindaco del borgo di Castel di Lama, a pochissima distanza da Ascoli.
    I due fidanzati convolarono a nozze nel mese di luglio del 1897 in quel di Torino, ove Robert era, nel frattempo, stato trasferito. Gli anni successivi videro la coppia spostarsi lungo la penisola, in conseguenza dei trasferimenti ordinati al marito.


     Tuttavia, la famiglia Spalazzi possedeva una cospicua tenuta a Castel di Lama, presso la quale l'ufficiale e la consorte si recavano sovente in villeggiatura. La stampa locale così lo descriveva:
    "La nostra Ascoli lo annoverava fra i suoi cittadini. Gentiluomo perfetto, cortese, affabile, simpatico, aveva ovunque ammiratori e amici."
    Nel giugno del 1907, Mario Robert fu promosso tenente colonnello, ed assegnato al 46° reggimento della Brigata "Reggio", di stanza a Napoli.
    Mario Robert, tenente colonnello del 46° Reggimento Fanteria della Brigata "Reggio" (collezione dell'autore).
    In seguito, fu nuovamente trasferito al 91° Reggimento della Brigata "Basilicata", di stanza a Torino, sua città natale. Nell'aprile del 1912 - cinquantunenne -, fu infine promosso al grado di colonnello e posto, finalmente,  al comando di un reggimento: si trattava del 54° Reggimento della Brigata "Umbria", di stanza ad Ivrea [1]. Nel frattempo, era stato insignito del cavalierato dell'Ordine della Corona d'Italia e di quello dei Santi Maurizio e Lazzaro, nonché della croce d'oro per i venticinque anni di servizio nel Regio Esercito. Alle sue dipendenze, tra i molti ufficiali, anche il capitano Gaetano Ragazzi, che incontreremo prossimamente in altro articolo di questo blog.

    La primavera del 1915

    Nella primavera del 1915, in corrispondenza dell'inizio delle operazioni di mobilitazione del Regio Esercito (come accennato anche qui), iniziò la costituzione delle brigate di fanteria di Milizia Mobile, formate con coscritti delle classi già richiamate dal congedo e in minor misura con personale tratto da altre unità di Esercito Permanente. Tra queste, vi era la Brigata "Macerata", costituita - formalmente in data 1° marzo 1915 - dal 121° e 122° Reggimento Fanteria. Una Brigata della quale si è già trattato in queste pagine, nel raccontare la vicenda del giovane sottotenente Candido Cresseri (per la quale rimandiamo al relativo articolo).
    Per assumere il comando del nuovo 122° Reggimento, fu scelto proprio il colonnello Robert, che lasciò dunque Ivrea per raggiungere Macerata, sede del costituendo reparto [2]. La stampa avrebbe ricordato così il momento:
    "Noi, che scriviamo, lo ricordiamo lieto di baldo ardimento, congedarsi dai parenti, dagli amici, pieno di fede nell'avvenire, per andare a formare a Macerata il nuovo reggimento composto in gran parte di nostri corregionali, [...] mentre era in corso la sua promozione a maggior generale."
    Dunque, si era alla vigilia di un avanzamento di carriera che, se fosse giunto in tempo, avrebbe forse condotto Robert ad un diverso destino, ponendolo, assai probabilmente, al comando di una Brigata. Ma i tempi dell'amministrazione militare, si sa, seguono ritmi imperscrutabili: pertanto, nelle more della promozione, presumibilmente in quegli stessi primi giorni di marzo, il colonnello raggiunse il suo nuovo reggimento.
    Mario Robert, colonnello comandante del 54° Reggimento fanteria, negli anni 1913-1915 (collezione dell'autore).
    Le settimane successive furono dedicate all'organizzazione e alla preparazione del reparto, avvicinandosi sempre più la data della dichiarazione di guerra all'Austria-Ungheria, che giunse il successivo 24 maggio. A quella data, il 122° Reggimento non si trovava, tuttavia, in zona di guerra, bensì ancora presso il proprio deposito di Macerata. La partenza verso il fronte avvenne, infatti, il 2 giugno: secondo quanto riportato dai giornali, il colonnello Robert...
    "...soldato prima che sposo, non volle, partendo per la zona di guerra, rivedere la sua donna, esprimendone i motivi in una lettera che è tutta una lirica di tenerezza, affermando che il breve incontro, che avrebbe potuto aver luogo, poteva togliergli un po' di quella energia che doveva intera alla patria."
    A proposito di questo atteggiamento del colonnello, che non volle che il suo cuore potesse essere turbato da visioni amorose, si considerino le parole scritte - pur in altro contesto - dal giovanissimo ufficiale degli Alpini Pier Felice Vittone, riportate nel nostro articolo a lui dedicato.
    Il 122° Fanteria, per ferrovia, iniziò dunque il trasferimento verso il Nord, sino a raggiungere Lonato del Garda, insieme al gemello 121°. Qui, riuniti i propri reggimenti, la Brigata "Macerata", incorporata nella 25^ Divisione di Fanteria,  fu destinata a trascorrere le settimane successive, impegnata in un intenso addestramento, allo scopo di amalgamare i reparti e prepararli all'entrata in linea.
    Il 18 luglio, sempre da Lonato, Mario Robert scrisse al sindaco di Ascoli per ringraziare dell'offerta, fatta dall'amministrazione comunale, della bandiera di guerra del 122° Reggimento: bandiera che, come si vedrà, riveste una notevole importanza simbolica nella storia che stiamo narrando. 
    Ma, intanto, anche per la Brigata "Macerata" era giunto il momento di entrare in linea: essa fu dunque posta alle dipendenze della 20^ Divisione del X Corpo d'Armata (inquadrato nella Terza Armata), e fu trasferita nella zona di Fogliano-Redipuglia, nel settore del Basso Isonzo, giungendovi sul giorno 24 luglio. 


    L'arrivo in linea nel settore del basso Isonzo

    Dal giorno 18 luglio, intanto, stavano svolgendosi le operazioni della seconda offensiva generale intrapresa dall'esercito italiano (Seconda Battaglia dell'Isonzo): il X Corpo d'Armata (con comando a Turriaco), costituito dalla 19^ e 20^ Divisione, teneva la fronte fra le posizioni ad est di Castelnuovo e quelle a nord di Redipuglia (q. 89). La seconda fase dell'offensiva avrebbe dovuto scattare il giorno 24. 
    La zona di Polazzo (in rosso, le località rilevanti per la presente narrazione).
     Lo stesso giorno, il comando della Terza Armata (S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia, duca d'Aosta) diramava il seguente ordine di operazioni:

    "E' necessario impadronirsi dell'altipiano carsico ad ogni costo. L'energia dei comandanti, il valore delle truppe, le nuove forze fresche a disposizione dei corpi d'armata mi danno affidamento che lo scopo sarà raggiunto [...]"[2]
    "Il X Corpo, sulla fronte della 19^ e 20^ Div., dovrà spingere innanzi col massimo vigore ed al più presto la propria offensiva, fino a raggiungere una linea da cui possa impiegare con efficace azione il maggior numero possibile di batterie, agevolando così il compito del dell'XI Corpo [...]".
    Dunque, il primo tempo delle operazioni prese avvio alla sera del 24 luglio: alle 16.30 iniziò il tiro di preparazione da parte delle nostre artiglierie, e l'attacco scattò alle ore 19.30.
    Come visto, la Brigata Macerata raggiunse la zona lo stesso 24 luglio. Il comandante del X C.d.A. (gen. Grandi) dispose dunque che il 121° Reggimento e il comando di Brigata fossero assegnati in rinforzo della 20^ Divisione [3]. Il 122° Reggimento, comandato dal col. Robert, sarebbe invece rimasto, con altre unità, a disposizione dello stesso comando di C.d.A., in riserva a Fogliano [4].

    Schieramento della Terza Armata nella Seconda Battaglia dell'Isonzo (18 luglio - 20 agosto 1915).


    Nel corso della notte e del mattino seguente, le unità del X C.d.A. procedettero verso gli obiettivi stabiliti, ma la progettata avanzata verso il settore centrale dell'altipiano carsico, scarsamente appoggiata dall'artiglieria, non riuscì, ostacolata in special modo dalle difese passive predisposte dal nemico, e rimaste pressoché intatte.

    La giornata del 26 luglio 1915


    Il 26 luglio, giunse, anche per il 122° Fanteria, il momento del battesimo del fuoco. Lasciata Fogliano, il colonnello Robert schierò il suo reparto, pronto per scattare in avanti. Dato dal colonnello l'ordine di avanzata, bisogna ritenere che, sotto la violenza del fuoco avversario, i fanti del 122° ebbero un momento di esitazione, arrestandosi. E' questo lo scenario in cui si stava per consumare l'ultimo atto della carriera, militare quanto umana, del colonnello Robert.
    Infatti, in quel difficile frangente, vista la situazione, Mario Robert ritenne di dover dare, lui per primo, l'esempio: impugnò dunque la bandiera reggimentale e si lanciò all'assalto, trascinando i propri uomini. Con questo gesto memorabile, il colonnello Robert chiuse la propria esistenza terrena: pochi minuti dopo, colpito in più parti del corpo, cadeva esangue sul terreno.
    Secondo la stampa, Mario Robert
    "fu colpito mentre, uscendo dalla trincea con bandiera in mano, eccitava il proprio reggimento all'assalto. Colpito cinque volte, cadde e ricadde, sempre rialzandosi fin che fu trascinato ad un'ambulanza".

    Cartolina propagandistica riferita, con molti errori, agli ultimi momenti del col. Robert.

    Dunque, raccolto dai suoi uomini, il colonnello giunse ancora vivo presso un ospedale da campo, dove si trascinò tra la vita e la morte sino al giorno successivo. In questo drammatico momento, il Mario Robert ricevette persino la visita di Re Vittorio Emanuele III, al quale disse:
     "Maestà, ho fatto il mio dovere; raccomando alla sua bontà quei bravi ragazzi che mi hanno trascinato qui"[4].
    Spirò nel corso della giornata del 27 luglio. Si trovava in linea - si noti - da soli tre giorni.
    Tornando all'azione in cui fu ferito a morte, si deve notare che, nonostante il suo sacrificio - e quello di altri undici fanti del solo 122° - essa non condusse ad alcun risultato di rilievo. Il comando del 122° Reggimento fu assunto dal ten. col. Ferruccio Marini, già comandante del III Battaglione, che avrebbe condotto il reparto nelle operazioni dei giorni successivi.
    Il successivo 12 settembre, il Re, motu proprio, conferiva alla memoria del colonnello la Medaglia d'Argento al Valor Militare, con la seguente motivazione:
    "Nell'attacco di una posizione rafforzata del nemico, ad un accenno di sosta del suo reggimento per rispondere al violento fuoco avversario, impugnata la bandiera, si slanciava animosamente avanti trascinando seco la intera linea. Colpito da più proiettili, cadeva gravemente ferito sul campo e ne moriva il giorno dopo." - 26 luglio 1915.
    A proposito della sfortunata azione del 26 luglio, dettagli di massimo interesse - anche per la vicenda personale del colonnello Robert - emergono da un passo del diario di Pietro Storari, soldato del 121° Reggimento - il gemello del 122° -, conservato presso l'Archivio diaristico nazionale di Pieve Santo Stefano (e leggibile più estesamente qui:http://espresso.repubblica.it/grandeguerra/index.php?page=estratto&id=161). A proposito di quella mattinata di sangue, avrebbe ricordato:
    "Poco dopo giunse l'ordine di fare baionetta in canna ed in pari tempo si sentì [sic] squilli di tromba "d'assalto", fu sulle labbra di tutti il grido di Savoia, e nello stesso tempo tutti dietro il Comandante la Compagnia si balzò la trincea.
    Malgrado però il lungo bombardamento il nemico contava ancora ingenti forze, poiché la fitta fucileria e le numerose mitragliatrici appostate in caverne impedirono la riuscita dell'assalto, causandoci terribili perdite.
    In quell'assalto la bandiera del 122° Reggimento Fanteria cadde in mano al nemico, che grazie all'energico slancio dei Soldati del 121° la medesima poco dopo ritornò in nostro possesso insieme a prigionieri in pari tempo catturati."
    Dunque, stando alla testimonianza di Storari, nel corso dell'assalto del 26 luglio la bandiera di guerra del 122° reggimento "cadde in mano al nemico": parrebbe, a questo punto, doversi ricollegare questo ricordo alla riportata motivazione della MAVM conferita al colonnello Robert, che recita appunto "impugnata la bandiera, si slanciava animosamente avanti trascinando seco la intera linea".

    La cattura della bandiera reggimentale era un fatto assai grave, e che rende ragione dell'estrema drammaticità del momento. Prestando fede a queste parole, pare di potersi dedurre che il gesto - alquanto melodrammatico - del colonnello Robert, oltre a costargli la vita, mise in pericolo - in aggiunta alla bandiera, chiaramente - anche la saldezza del reparto.  Fu, dunque, sconsideratezza?

    A ben vedere, questo fatto si inserisce in un contesto assai peculiare: quello definito della "guerra del '15". La "guerra del '15", perlomeno con riguardo alle operazioni compiute sino al termine dell'estate di quell'anno, fu combattuta dal nostro esercito - ed in particolare modo dai suoi ufficiali - in particolarissime condizioni morali e spirituali. Il clima di acceso patriottismo che aveva accompagnato la nostra entrata in guerra, la forte motivazione ideale in continuità con l'esperienza risorgimentale, la diffusa illusione di prendere parte a una guerra breve - nella quale, dunque, si doveva far presto a conseguire glorie, onori e distinzioni - determinò in molti di quegli uomini una condizione di, oseremmo dire, "esaltazione" che si tradusse in una temerarietà spinta al parossismo, e in un reale - quanto pericoloso - sprezzo del pericolo, quando non addirittura della propria incolumità fisica. Tale fenomeno, ben avvertito - col passar degli anni - dagli stessi contemporanei, è stato ampiamente studiato da storici e commentatori (tra tutti, segnaliamo, quale compendio, il capitolo Dal radioso maggio al funereo autunno in Piero Melograni, Storia politica della Grande Guerra, Laterza, 1972): nei fatti, ciò contribuì a determinare altissime perdite tra le file del Regio Esercito, ed in particolare tra i ranghi degli ufficiali.

    A farne le spese furono, in specie, gli ufficiali di carriera - come Mario Robert - (soggetti ben addestrati, formati professionalmente all'esercizio del comando) la cui falcidia, nel corso del 1915, ne avrebbe determinato la massiccia sostituzione da parte degli ufficiali di complemento. Ciò che avrebbe cagionato gravi problemi alla macchina militare, i quali si sarebbero trascinati per tutto il resto del conflitto. 

    In quella calda mattinata estiva, dunque, il solido colonnello Robert, appena giunto in linea dopo una vita di caserma, inebriato dall'occasione, parrebbe essersi lasciato pervadere da un accesso di garibaldinismo, ormai anacronistico in un contesto, quale quello della fine di luglio del 1915, in cui il fronte si era già stabilizzato nella guerra di trincea (si pensi che Storari parla di "mitragliatrici in caverna"), e le logiche del combattimento ottocentesco erano drammaticamente tramontate.
    In una differente prospettiva, potrebbe anche esser stato semplicemente il puro senso del dovere - al quale aveva evidentemente informato la propria vita, quanto l'istruzione dei propri sottoposti - a dettargli quel gesto plateale, nella (ingenua, forse?) convinzione di non fare, in tal modo, sfigurare il proprio reparto, e le proprie doti di comandante.
    Nell'uno e nell'altro caso, l'emozione gli fu fatale.

    Il profilo di Mario Robert tratto da "La Guerra Italiana" - Rassegna settimanale, n. 14, 29 agosto 1915.
     Come già ricordato, insieme al colonnello Robert, nell'azione del 26 luglio caddero anche i seguenti fanti del 122° Reggimento:
    • ANGELINI Guerrino, di Nazzareno, soldato, nato ad Ascoli l'11 giugno 1888, deceduto il 15 agosto sul campo per ferite riportate in combattimento;
    • ANTONIOZZI Giuseppe;
    • BERNARDI Luigi, di Domenico, soldato, nato ad Ascoli il 24 marzo 1888, deceduto il 29 luglio 1915 per ferite riportate in combattimento;
    • BRUNI Domenico, di Salvatore, caporale, nato ad Ascoli il 14 dicembre del 1891, deceduto il 4 agosto del 1915 nell'ospedaletto da campo n. 70 per ferite riportate in combattimento;
    • CHIAPPA Carlo, di Martino, caporale, nato a Parabiago (MI) il 17 febbraio 1889, deceduto il 27 luglio 1915 sul campo in combattimento;
    • FAGIOLI Michele, di Marino, soldato, nato ad Ascoli il 23 settembre 1889, deceduto il 6 agosto 1915 per ferite riportate in combattimento;
    • FILIAGGI Annibale,  di Giovanni, soldato, nato ad Ascoli il 23 giugno 1890, deceduto il 17 agosto 1915 per ferite riportate in combattimento;
    • MARUCCI Francesco, di Emilio, caporale, nato ad Ascoli il 5 agosto del 1888, deceduto il 3 agosto 1915 nell'ospedaletto da campo n. 66 per ferite riportate in combattimento;
    • PROSPERI Saverio, di Antonio, soldato, nato ad Ascoli il 7 ottobre del 1895, deceduto il 14 agosto (ad Acqui?);
    • SABBATINI Massimo, di Nazzareno, soldato, nato ad Ascoli il 5 ottobre del 1889, deceduto il 10 agosto 1915 nell'ospedaletto da campo n. 66 per ferite riportate in combattimento;
    • TRANQUILLI Pierino, di Filippo, soldato, nato ad Ascoli il 12 dicembre 1891, deceduto il 15 agosto 1915 per ferite riportate in combattimento.
    Come si diceva, dopo un giorno di agonia, il colonnello Robert si spense il 27 luglio del 1915: dopo un'intera vita passata in uniforme, la sua breve guerra era durata solo tre giorni.
     "Anelava di portare al fuoco i suoi bravi soldatini, ma il fuoco ha voluto la vittima più pura, più nobile, più valorosa, e l'eroe santificato dal sacrificio sarà ricordato tra coloro che alla patria diedero il migliore sangue.
    Noi, che scriviamo, lo ricordiamo lieto di baldo ardimento, congedarsi dai parenti, dagli amici, pieno di fede nell'avvenire [...]"
    Necrologio del colonnello Robert apparso su "La Stampa" di Torino il 6 agosto 1915.
    Alla sua memoria, la città di Ascoli Piceno tributò solenni celebrazioni. In particolare, il 20 ottobre successivo si tenne una cerimonia commemorativa presso la sala dei quadri del Municipio di Ascoli, alla presenza delle massime autorità civili e militari cittadine, nonché della famiglia del defunto colonnello. Oratore per l'occasione fu il sindaco, cav. Giuseppe Maria De Marzi. Presente anche il generale Vittorio Asinari di Bernezzo, in quel mentre al comando del locale corpo d'armata, bellissima figura di soldato del quale ci piacerebbe raccontarvi di più in futuro (nel frattempo, vi invitiamo a leggere l'ode del Pascoli, a lui dedicata: A riposo ). A seguito della giornata, fu dato alle stampe un opuscolo commemorativo, "In onore del colonnello Mario Robert", in tiratura limitata.

    Copertina dell'opuscolo commemorativa "In onore del colonnello Mario Robert", stampato dal Comune di Ascoli Piceno.
    A Castel di Lama, ove lasciò grande compianto - e dove la sua vedova si sarebbe ritirata - gli fu dedicata un piccolo monumento, ad oggi ancora esistente:
    Ci perdonerete per la pessima immagine, tratta da "Google Street View".
    La targa dedicata alla sua memoria recita:
    "In memoria 
    del Colonnello 
    Mario Robert 
    caduto gloriosamente
    il 26 luglio 1915
    e di tutti i valorosi 
    di Castel di Lama".
    A cura di Niccolò F.

    NOTE
    [1] Annuario Militare del Regno d'Italia - Anno 1913, vol. I.
    [2] Invero, la sede di costituzione del 122° reggimento fanteria risulta Chiaravalle, e non Macerata; ma qui si è preferito seguire l'indicazione riportata dalla stampa.
    [2] Cit. in L'Esercito Italiano...op.cit., Vol. II, p. 266.
    [3] Riportato in L'Esercito Italiano... op. cit., Vol. IIbis, p. 288-289.
    [4] La Guerra d'Italia, Fratelli Treves Editore, vol. II, pag. 266.

    BIBLIOGRAFIA

    - Giuseppe Marucci, Giovanni Spalazzi, un patriota ascolano da non dimenticare, in “Flash il Mensile di Vita Picena”, n. 386, pp. 8-9.
    - AA. VV., L'Esercito Italiano nella Grande Guerra (1915-1918), Vol. IIbis, Roma, Libreria dello Stato.
    - Annuario Militare del Regno d'Italia, varie annate.
    -  Fratelli Treves Editore, La Guerra d'Italia, vol. II.
    -Ministero della Guerra, USSME, Guerra italo-austriaca 1915-1918 - Le Medaglie d'Oro , Vol. I, Roma, Stab. Poligrafico per l'amministrazione della Guerra, 1923.
    - Riassunti storici dei Corpi e Comandi, Vari Volumi, Roma, Libreria dello Stato.