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martedì 21 agosto 2018

“Dal Fronte alla prigionia: la Grande Guerra di Fiorino Gheza” - di Paolo Dentella

Dal Fronte alla prigionia: la Grande Guerra di Fiorino Gheza
di Paolo Dentella

Adamello, Accademia Militare di Modena, fronte dell’Isonzo, Caporetto, e poi la prigionia: Grafenwöhr, Ingolstadt, Darmstadt, Crossen am Oder e Cellelager. Queste le tappe della Grande Guerra combattuta da Fiorino Gheza, il cui diario è alla base del libro “Dal Fronte alla prigionia: la Grande Guerra di Fiorino Gheza”.

Chiamato alle armi nel 1916, Gheza viene inviato al Battaglione alpino "Edolo", sull’Adamello, dove non prenderà parte ad azioni militari, prendendo la decisione di seguire un corso per Aspiranti Ufficiali alla Scuola militare di Modena. 
Ricevuti i gradi viene inviato sul fronte goriziano, il principale dello schieramento italiano, dove nell’agosto 1917 prende parte all’Undicesima offensiva dell’Isonzo, detta “della Bainsizza”. Dopo dieci giorni di estenuante battaglia si ammala di febbre tifoide e viene ricoverato in ospedale dove, a fine ottobre, lo sorprende la rotta di Caporetto: Fiorino cerca scampo ad Udine, ma proprio qui viene catturato dalle truppe tedesche che stavano entrando in città. Tradotto al confine, comincia la sua trafila da prigioniero in vari campi dell’Impero: se a Grafenwöhr ed Ingolstadt non incontra particolari difficoltà, a Darmstadt comincia a far conoscenza con le privazioni che, per i mesi in avanti, saranno una costante; camerate comuni non riscaldate, disinfezioni, appelli al freddo ogni mattina e quella che diventerà un’ossessione odierna: la fame. A Cellelager, ultima destinazione, Fiorino passerà il periodo più lungo, fino al rimpatrio avvenuto nel gennaio 1919, ben due mesi dopo la fine delle ostilità.

La narrazione nel diario di Gheza è integrata da disegni che lui tratteggia di proprio pugno, i quali rivelano un enorme talento artistico e fanno della sua testimonianza un unicum nel panorama diaristico della Grande Guerra.

Dal fronte alla prigionia, la Grande Guerra attraverso il diario di Fiorino Gheza, oltre ad ampi stralci del diario di Fiorino, contiene altre testimonianze di soldati e prigionieri che ebbero un percorso simile al suo, tra i quali spicca quella di Carlo Emilio Gadda, anch’esso adamellino, combattente in Friuli, catturato a Caporetto e prigioniero a Cellelager. 
Si può così delineare una vicenda spesso trascurata nei discorsi sulla Prima Guerra Mondiale, ancora attuali in quest’ultimo anno di centenario, ovvero quella dei prigionieri italiani: dimenticati e reietti dalla patria per cui combatterono, dovettero far fronte alle privazioni dei lager con modalità che, in certe forme, anticiparono le enormi brutalità che caratterizzeranno la vicenda dei campi di concentramento della Seconda Guerra Mondiale. 
 
nonché sui principali negozi online (Amazon, Mondadori, ecc.), anche in forma di ebook, od ordinato in tutte le librerie. 
 

giovedì 10 agosto 2017

La cripta ossario di Camerlata presso Como: i Caduti italiani


Nella città di Como, presso il cimitero della frazione di Camerlata, esiste - sconosciuta ai più - un'importante e mesta testimonianza della Grande Guerra: un ossario che contiene i resti di quasi seicento militari italiani, oltre che di numerosi soldati dell'Impero Austro-Ungarico.

Il contributo che pubblichiamo, a cura di Edoardo Visconti, fornisce - in seguito all'analisi di tutte le sepolture presenti - uno sguardo d'insieme sull'identità dei caduti italiani che ivi riposano.
***

Lapide posta all'ingresso dell'Ossario di Camerlata (foto di E. Visconti). 

L’ossario presente nella cripta sottostante la cappella nel cimitero di Camerlata, frazione del comune di Como, è al secondo posto per numero di Caduti ricordati dopo il monumento ai Caduti cittadino, con la principale differenza ed unicità di raccogliere, al suo interno, anche un cospicuo numero di soldati dell’esercito della duplice monarchia asburgica. 

Il volume Croci vicine, terre lontane di Giorgio Cavalleri, Nodo Libri, si occupa approfonditamente delle vicende dei soldati imperiali. Sulla falsariga di tale lavoro si prova a tracciare un ritratto dei soldati italiani. La fonte principale per le ricerche è stata dell’Albo d’Oro degli Italiani Caduti nella Guerra Nazionale 1915-1918, edito dal Ministero della Guerra. 

Durante la Prima Guerra Mondiale, la stazione ferroviaria di Como - San Giovanni è particolarmente importante per quanto riguarda il passaggio di vari convogli, provenienti dall’Austria e passanti per la Svizzera, utilizzati per lo scambio di prigionieri feriti dei due eserciti, sotto la supervisione della Croce Rossa internazionale. 

Le tradotte proseguono poi per Monza e Milano, ma spesso si fermano presso la basilica di Sant’Abbondio, dove -presso gli stabili del Seminario Maggiore - opera uno dei vari ospedali sussidiari creati all’inizio del conflitto. 

Nel corso dei quattro anni della guerra, purtroppo, molti di questi soldati non sopravvivono e sono tumulati nel cimitero periferico di Camerlata; anche in questa frazione sono presenti strutture ospedaliere. 

Subito dopo l’armistizio, per il forte desiderio di ricordare i Caduti, in ogni angolo d’Italia nascono dei comitati spontanei, anche di quartiere, per onorare i figli che si sono immolati per una più grande Italia. 
Anche la città di Como non è da meno. Con ancora la guerra in corso, nasce un comitato per la costruzione di un monumento cittadino che si attiva, tramite concorsi artistici e dibattiti, nella ricerca della zona ideale per il ricordo imperituro dei comaschi caduti. Già due anni dopo, invece, i comitati dei vari quartieri, con meno vincoli, iniziano a sistemare lapidi nelle varie chiese. 

Una data cruciale per la memoria dei soldati defunti è quella del 1930, nei giorni dell’anniversario della rivoluzione fascista, in cui, da anni, si posano le prime pietre o si inaugurano gli edifici pubblici. Particolarmente, in quell’anno, si pone la prima pietra del monumento ai Caduti, che ha finalmente una degna collocazione nella parte nuova della città dominata dall'architettura razionalista. 

A Camerlata invece si inaugura la cripta-ossario che con un paziente lavoro ha permesso di collocare, in una sede comune, tutti i Caduti dei due schieramenti, uniti dalla morte e per l’eternità.


Il portale d'ingresso alla Cripta-Ossario di Camerlata (foto di E. Visconti). 
Si tratta di 547 militari italiani. Ventidue tra questi trovano la morte prima del fatidico 24 maggio 1915. Non avendo trovato traccia di nessuno di loro nei 28 volumi dell’Albo d’Oro dei Caduti si possono fare solo delle ipotesi sulla loro storia. Si tratta di soldati combattenti nelle Argonne nei volontari italiani inquadrati nei reggimenti francesi o, magari, anche operai militarizzati utilizzati per rafforzare l’O.A.F.N. o Linea Cadorna, che nel tratto comasco passava molto vicino agli ospedali della zona di Camerlata. 

Facendo scorrere le lancette del tempo velocemente arriviamo al 4 novembre 1918, l’armistizio, la fine ufficiale delle ostilità; anche se effettivamente i soldati italiani furono poi attivi ancora per anni: nei territori occupati ex austriaci, nell'Albania, in Slesia, in Murmania (con anche un contingente tratto dal 67° Reggimento fanteria di stanza a Como) e in Libia. Il lavoro degli ospedali, però, non si interrompe: dopo quella data ben 144 soldati perdono ancora la vita, l’ultimo addirittura il 24 ottobre 1924. Purtroppo di lui si conoscono solo cognome, nome e data di morte. 

L’unico dato completo che è stato possibile raccogliere per la totalità dei feriti deceduti è quello presente sulle singole lapidi: la data di morte.

Analizzando questo dato, nei primi tre anni di guerra è presente un numero quasi costante di decessi compresi tra i 22 e i 35; nel 1918 i decessi sono incredibilmente 406, pari al 74% del totale. Difficile interpretare questo dato, si può ipotizzare un massiccio invio di soldati feriti presso gli ospedali cittadini, nei momenti successivi alla rotta di Caporetto che ha probabilmente causato l’evacuazione di tutti quei presidi ospedalieri che non sono stati compresi nei territori fulmineamente occupati dal nemico, ma che si temesse potessero essere travolti, creando un numero impressionante di prigionieri di guerra. Più difficile pensare si tratti di contagio di febbre spagnola, dato che i primi decessi confermati furono nella zona del fronte orientale nel settembre 1918. 

Già nel 1919 il numero dei decessi risulta crollato a 47, per poi scemare fino al 1924 con uno o due decessi per anno, addirittura nessuno nel 1920.

Il controllo dei nominativi con l’aiuto della versione consultabile in rete dell’Albo d’Oro ha permesso di rintracciare solo 388 militari. Del 30% residuo non ci sono notizie. Alcuni casi di omonimia sono stati esclusi perché erano diversi: il luogo della fine, Como; il motivo, malattia; la data di morte. 

Entrando maggiormente nello specifico c’è la conferma che il maggior numero di decessi è nella fanteria di linea con 276 soldati ovvero il 70% del totale. Tredici erano i “vecchi” della Milizia Territoriale, che con l’evolversi del conflitto sono stati sempre più presenti in prima linea. 

Tutti le altre specialità della fanteria, alpini, bersaglier, mitraglieri, granatieri e arditi aggiungono un 15% di feriti poi deceduti.

Gli artiglieri comprendenti della specializzazione dei bombardieri, nata a conflitto in corso, contribuiscono con un 6% dei caduti, grosso modo la stessa percentuale per tutte le rimanenti armi dell’esercito. 

Tre sono i Reali Carabinieri deceduti negli ospedali di Como, mentre sono ben dodici gli appartenenti alla Regia Guardia di Finanza. Tale numero è spiegabile per la folta presenza di militi durante la guerra, visto il timore dell’infiltrazione di spie dal confine elvetico. 

Sono invece 86 i distretti che malauguratamente hanno visto i loro coscritti morire a Como. Il 12% fa parte proprio del distretto di Como, molto distaccati con il 4% ci sono i distretti di Pistoia, Padova e Bologna, sopra invece le 10 unità si segnalano: Bergamo, Pesaro, Brescia, Firenze e Mantova, in ordine decrescente. Gli altri settantacinque distretti sono uniformemente rappresentati con una media di circa quattro caduti l’uno. Da segnalare anche la presenza di un cittadino della Repubblica di San Marino: il fante Sante Selva del 120° reggimento, deceduto il 2 novembre 1918, probabilmente volontario di guerra. 

La presenza di decessi successivi alla guerra può, in misura minore, essere determinata dalla malattia contratta da soldati di leva, ma non combattenti, curati a Como e deceduti.

Nulla si è ancora detto riguardo ai gradi dei Caduti: si tratta di militari di truppa con la presenza di un solo sergente e qualche caporale. Solo un paio risulterebbero morti fuori dagli ospedali cittadini, secondo l’Albo d’Oro dei Caduti, uno a Cernobbio e l’altro a Milano, in contrasto con il fatto che poi sono stati comunque sepolti a Como. 

Un'immagine dell'interno dell'Ossario di Camerlata (foto di E. Visconti). 
Da questa breve relazione si può ricavare che sono ancora incerte e frammentarie le informazioni ufficiali sui Caduti italiani della prima guerra mondiale. Il numero totale è ancora fonte di dibattito, considerando anche come furono depennati d’autorità i vari fucilati al fronte, i disertori o i suicidi, seppur con qualche distinguo. 

Per quanto riguarda le lacune specifiche dei Caduti presenti nell'ospedale di Como, si tratta probabilmente di una mancata trasmissione alle autorità militari sia nel periodo bellico sia nel primo dopoguerra quando ci fu un incremento esponenziale nello sviluppo di saggistica e di ricordo per questo argomento, con una forte enfasi dello spirito di sacrificio e dell’eroismo che si voleva esaltare in ogni modo. I vari diari di guerra delle brigate di fanteria inseriscono solo i nomi degli ufficiali caduti. Mentre nei diari dei singoli reggimenti, come il 154° Reggimento Fanteria, presente nella locale biblioteca, sono inseriti tutti i caduti, indipendentemente dal grado, ma non si è al corrente della presenza di altri diari per i singoli reggimenti e ricerche in questo senso hanno dato esito negativo. 

Tale mancata comunicazione non deve stupire dato che anche nell'archivio di Stato di Como non risultano comunicazioni al Ministero della Guerra dei soldati comaschi Caduti, nonostante la circolare che fu inviata nella prima metà degli Anni Venti dove si chiedeva di inviare il nome di tutti i Caduti: delle guerre risorgimentali, di quelle coloniali e della grande guerra. 

A cura di E. Visconti

giovedì 10 settembre 2015

S.Ten. Chiampo Guglielmo - Lettere dalla prigionia

Quello dei prigionieri di guerra è un tema controverso che ha caratterizzato la storiografia della Grande Guerra.
Oggi vedremo il punto di vista del sottotenente Chiampo Guglielmo, studente di Ingegneria Meccanica.

Da alcune lettere precedenti si scopre che il Chiampo probabilmente arrivò al fronte, col grado di Aspirante Ufficiale, verso la fine di marzo del '17, e in questa lettera sono racchiuse le sue prime impressioni:

Zona di guerra I-IV-17

Miei carissimi
questi cinque giorni, dacchè mi trovo qui, sono passati molto bene. Poco per voltami metto al corrente di tutto: certo che i primi giorni uno si trova sperduto e non sa come deve comportarsi ma ora comincio a fare il mio lavoro senza fatica. In batteria ci sono stato per presentarmi al comandante, il quale mi ha subito rimandato al reparto, perchè il tenente qui è ammalato e ora mi tocca fare tutto il suo lavoro. E' una cosa tutt'altro che facile ma mi aggiusto stando sempre sotto la sua direzione sebbene in letto. Così andando in batteria non ho fatto che una bella passeggiata in alta montagna e ho potuto formarmi un idea esatta. Certamente lassù non si deve stare molto bene: pensate un po' vivere in una piccola caverna e dormire in terra non deve essere una cosa tanto piacevole. Ma mi ci abituo perchè finora, per esempio, non ho provato nessun malessere a dormire sempre vestito e in mezzo ai “Fratelli d'Italia”. Fin che si ha a disposizione della paglia non dobbiamo lamentarci. Le giornate passano in fretta e nelle ore di libertà stiamo insieme a tre ufficiali di fanteria che sono dei buontemponi. Abbiamo pure un S.tenente medico che dirige la mensa il quale fa di tutto per farci star bene e non ci lascia mancare nulla. Ho tentato un rotolo di pellicole ma tutte otto sono rimaste sfuocate. Credo che ciò sia dovuto al fatto che la macchina forse non era completamente aperta. Ritenteremo l'esperimento un altro giorno che faccia bel tempo perchè da due giorni piove continuamente e spero con un miglior risultato. Il dottore mi fa da maestro e me le sviluppa, ma ne sa poco anche lui.
Vi ricordate sempre a mezzogiorno? Continuamente penso a voi e così mi pare ancora di non essere in guerra. Ai fatti non mi riesce ancora di persuadermene completamente. Mi pare di pensare al giorno che sarò al fronte, come facevo a casa, e non di esserci realmente. Questo è un segno evidente  che non devo star male. Vi ho mandato tutti i giorni una cartolina  e ho scritto pure all'Achille e all'Alfonso. Spero che tutti i miei scritti giungano a destinazione. Ad ogni modo vi prego di salutare tutti da parte mia. State bene e mandatemi sovente vostre notizie. Ripeterò l'indirizzo in caso che non vi siano giunte le altre lettere. Ricevete cordialissimi saluti, tanti bacioni e abbracci dal vostro affez. Guglielmo
III Art. Montagna
43° Divisione 61°Batteria

Nei mesi successivi la vita trascorre "tranquilla" tra le incombenze di servizio e le licenze per gli esami universitari.
In luglio viene destinato al servizio telefoni, ossia la gestione delle linee e la loro riparazione dopo (a volte anche durante) i frequenti bombardamenti.
Ha anche occasione di dilettarsi con la fotografia anche se, come confessa in una lettera dell'11 Agosto '17 nella quale scrive "Ho il piacere di mandarti una fotografia abbastanza ben riuscita (chi si accontenta gode, dirai tu, non essendo che mediocre)", non con i risultati desiderati. Ecco qualche suo scatto:

 
Caporal maggiore con telefono Kellogg


Alla fine arriva l'infausto 24 ottobre del '17.
Il Chiampo viene preso prigioniero il giorno successivo ma, vista la situazione, non gli è facile inviare notizie ai familiari.
Finalmente il 15 novembre, riesce a scrivere due righe su una cartolina in franchigia per prigionieri di guerra:

Campo: Rastatt (Germania)
Ricevuta il 20-12-1917
Numero progressivo: 1

15-XI-17
Adorata Mamma e miei carissimi
Immagino la vostra gioia nel ricevere questa mia pari a quella che provo io nel potervi finalmente scrivere. Sono stato fatto prigioniero il 25 ottobre e ho sempre goduto ottima salute. Sappiate che con me non ho potuto portare nulla e che quindi mi occorrono tutti gli indumenti più necessari per ora. Mandatemi pure viveri e denari; fatemi l'abbonamento alla croce rossa per il pane. Informatevi bene prima di spedire. Bacioni più affettuosi. Mandatemi pure qualche cosa per la pulizia personale.




Grazie alla precisione della famiglia riusciamo a sapere anche la data di ricezione: il 20 Dicembre, ossia quasi un mese dopo l'invio e due dalla sua cattura.
Possiamo solo immaginare l'angoscia delle tante famiglie che aspettavano di conoscere la sorte toccata ai loro cari.
Da notare come anche il Chiampo, conscio delle difficoltà di ricezione della posta, numerasse in modo progressivo le cartoline in modo da permettere di comprendere la mancanza di qualche scritto.

Come si legge il campo in cui era stanziato era quello di Rastatt, situato nel Baden-Wuttemberg.
Ma, come si legge nella seguente cartolina, il campo non è ancora quello definitivo:

Campo: Rastatt (Germania)
Blocco No.9
Matricola 66164
Ricevuta l' 8-I-918
Numero progressivo: 3

25-XI-17
Carissimi; troverete un nuovo indirizzo, sebbene sempre nella stessa città perchè non siamo ancora al posto definitivo però ci hanno assicurati che riceveremo sempre ugualmente la nostra posta. Ancora vi prego di non perdere mai nessun turno per mandarmi quanto vi ho richiesto, specialmente riguardo al pane e ai viveri; unitevi sigarette. Sto bene e con tutto il mio affetto vi saluto e vi bacio

La lettera seguente non è datata ma, considerando il mese che ci hanno messo le altre per giungere a destinazione, possiamo ipotizzare che sia stata scritta nella seconda metà di gennaio del '18.
Il campo è diverso e ora è a Celle, centro specifico per gli ufficiali ed uno dei più grandi della Germania.

Campo: Offizier-Gefangenen-Lager Cellelager in Hannover (Germania)
Blocco D N°1035
Ricevuta il 26-II-1918
Numero progressivo: 8

Adorata Mamma,
oggi pochi minuti dopo che ebbi spedito la cartolina ad Elvira per il suo onomastico mi furono consegnati duecento marchi che mi avete inviato. Di questi vi ringrazio infinitamente; d'ora innanzi non me ne occorreranno altri perchè ci danno 75 marchi ogni mese più il vitto. Sono contento e più tranquillo che abbiate ricevuto a suo tempo mie notizie; io attendo con ansia le vostre che spero sempre buone. Vi scriverò più a lungo appena riceverò un vostro scritto. Tanti saluti e baci all'Elvira e all'Achille e a te ti abbraccio affettuosamente

Celle non è però l'ultima tappa del suo "pellegrinaggio" e, il mese successivo, lo troviamo nel campo di Schwarmstedt, distante circa 40 km da Celle e sempre nella zona di Hannover.

Campo: Offz.Gefangenenlager Schwarmstedt – Provinz Hannover
N°214
Ricevuta il 26-III
Numero progressivo: 18

Schwarmstedt 27-II-

Carissima Mamma,
dopo un breve viaggio di 40 km sono giunto alla nuova destinazione. Hai ricevuto la mia cartolina di ieri indirizzata a Ciriè colla quale vi annunciavo il mio trasferimento? Oggi ti mando il mio nuovo indirizzo perchè mi possiate scrivere subito. [Il posto, l'alloggiamento e tutta l'organizzazione del campo è molto migliore di quello di Cellelager e il vitto più ben confezionato e più abbondante per cui mi posso dichiarare soddisfattissimo del cambiamento][DUE RIGHE DI CENSURA] ho trovato qui un amico del mio gruppo e altre conoscenze coi quali mi faccio buona compagnia. In occasione del tuo onomastico mi affretto, per giungere in tempo, a porgerti con tutto il mio affetto gli auguri più fervidi, che in avvenire per molto anni possiamo festeggiare tutti riuniti questo giorno. Baci e saluti carissimi



Per la prima volta invece una cartolina subisce l'intervento della censura.
Come poi si scoprirà dagli altri scritti questo campo sarà la sua destinazione finale, eccolo in una cartolina dell'epoca:

Fonte: sito internet http://www.europeana.eu/

Nel frattempo iniziano ad arrivare i primi pacchi della Croce Rossa:

Campo: Offz.Gefangenenlager Schwarmstedt – Provinz Hannover
N°366
Ricevuta il 29-IV
Numero progressivo: 25

5-IV-1918
Miei carissimi
vi ho scritto il primo di questo mese e vi scriverò sempre una cartolina ogni quattro giorni. In  questa cinquina non ho ricevuto posta, mi è giunto il vostro pacco di castagne e fichi secchi: avete fatto bene a mandarmi quei generi che mi piacciono tanto; due pacchi mi sono arrivati da Londra contenenti 10 belle scatole di generi vari: pasta, riso, minestre preparate con differenti condimenti, cacao, thè e zucchero; prugne secche, gallette e biscotti; in complesso due bellissimi pacchi. Pane da Torino non se ne vede. Che cosa fanno quelle...brave signorine della C.R. Di Torino? Ricordandovi sempre vi saluto e vi bacio caramente

Ma, dalle lamentele, sembra che il servizio italiano di sostegno ai prigionieri fatichi a funzionare correttamente.
Fortunatamente però. dopo appena quattro giorni, da Torino giungono tre sacchi di pane, che si aggiungono a quelli ricevuti dalla famiglia e dalla Croce Rossa:

Campo: Offz.Gefangenenlager Schwarmstedt – Provinz Hannover
N°366
Ricevuta il 6-V
Numero progressivo: 26

9-IV-1918

Carissima mamma,
ho le tue cartoline del 9 genn – 25 feb – 13 mar e mi sono giunti tre vostri pacchi. Non ho visto la data; contenevano il primo: 2 kg Riso; 1 scat biscotti; polvere di cioccolato; un sacco di fagioli; 20 dadi, un barattolo di burro fuso; un paio di calze; 2 pacchetti di sigarette. Il secondo: 1 kg fichi, 1kg castagne, 1 kg riso, 1 kg castagne, 1 saponetta, 1 pezzo grovera,. Il terzo: salame, ciccolato, caffè; un paio di mutande e di calze, sigarette. Pacchi bellissimi e di massimo mio gradimento dei quali vi ringrazio infinitamente. Solo vi prego di usare sacchetti di tela e non di carta perchè si rompono. Ho ricevuto pure tre pacchi di pane da Torino: finalmente! E due pacchi da Londra (in tutto 15 belle scatole di generi misti) e un pacco viveri da Friburgo (cioccolato, sigarette, scatolette, minestroni) Tre bei pacchi. Saluti e baci all'Achille e all'Elvira e all'Alfonso e a te specialmente.

Passano venti giorni e, ormai, il servizio postale sembra diventato regolare (sebbene col solito mese per la ricezione delle lettere) come anche la ricezione dei pacchi viveri.

Campo: Offz.Gefangenenlager Schwarmstedt – Provinz Hannover
N°366
Ricevuta il 28-V
Numero progressivo: 30

28-IV-1918

Carissima Mamma,
mi giunsero graditissime la tua cartolina postale del 14-III-18 e quella illustrata del Elvira del 16-III e una postale del 27-II di Adelina che ti prego di ricambiare e nome mio. Come già vi scrissi di quello che mi annunci nella tua cartolina, ho ricevuto la divisa, che mi va benissimo, i pantaloni, le scarpe e il berretto; non ancora il pane biscottato che hai fatto cuocere e le mutande per l'estate, né le bretelle. Ieri ho ritirato un bel pacco da Copenagen contenente 20 uova fresche; un chilo di carne affumicato; un chilo di maccheroni; ½ chilo di burro fresco in carta e una scatola di latte condensato. Tanti baci affettuosi per te, l'Elvira, l'Achille, l'Alfonso.

Quella che segue è l'ultima cartolina spedita dal Chiampo giunta fino a noi:

Cartolina illustrata
Cartolina per prigionieri di guerra
Campo: Offz.Gefangenenlager Schwarmstedt – Provinz Hannover
Numero progressivo: 47

25-VI-18

Cordiali saluti e baci affettuosi
Guglielmo

L'ultima spedita ma non l'ultima recuperata. L'ultima è infatti una cartolina ricevuta da casa e che riporta una data storicamente importante. La missiva, spedita il 29 settembre '18, è stata prelevata dalla censura del campo il 2 novembre e rilasciata il 4 Novembre 1918, possiamo solo immaginare la gioia provata da tutti i prigionieri italiani del campo in quella giornata!



A cura di Arturo E. A.

Bibliografia:
- Sito internet "Europeana 1914 - 1918" http://www.europeana.eu/